«Un caffè a Kathmandu»

Questo è il blog omonimo
del libro denuncia uscito nel mese di maggio del 2006.
Un romanzo giallo incentrato
sulla situazione precaria dei bambini di strada nepalesi,
con... una sfumatura rosa.

Copertina Un caffè a Kathmandu Copertina Un caffè a Kathmandu Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà:
il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto
sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu
che opera per difendere i più elementari diritti di bambini, donne e uomini


Per acquisti dall'Italia:


Per acquisti dalla Svizzera:

formulario per Un caffè a Kathmandu

lunedì, 28 gennaio 2008
Grazie mille a Licia Colò

Non vi dico la sorpresa che mi ha fatto ricevere una telefonata qualche settimana fa.

“Pronto? Manuela Mazzi? Buongiorno. Chiamo dalla redazione di Rai Tre per la trasmissione “Alle Falde del Kilimangiaro”. Ci interesserebbe segnalare il suo libro “Un caffè a Kathmandu”, durante una delle nostre prossime puntate”.

 

Ho solo un piccolo rammarico: credevo andasse in onda a Pasqua, poi mi ero accorta d’avere scritto su un foglietto “per l’epifania” (dovevo essere completamente partita per l’emozione), mentre infine è andata in onda sotto Natale, e io – purtroppo – quella domenica non c’ero. Quindi la seconda sorpresa è stata poi ricevere le telefonate da alcuni amici che la trasmissione l’avevano invece vista meravigliandosi di sentir parlare di me e del mio libro. Che gioia. Grazie mille a tutta la redazione de Alle falde del Kilimangiaro

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domenica, 16 dicembre 2007
Ringrazio La Regione del Ticino e TicinoOnLine

 

Notizia del 14/12/2007 - 15:42

Una locarnese nell'antologia di un concorso letterario internazionale

Scelto un racconto della locarnese Manuela Mazzi nell’ambito del concorso letterario internazionale “Aiutare i bambini CI FA bene”.





  Altri articoli
»In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese


LOCARNO  - Selezionato il racconto di una locarnese nell’ambito del concorso letterario internazionale “Aiutare i bambini CI FA bene”. Per quanto non abbia avuto l’onore di ritrovarsi tra i primi tre vincitori è stato comunque scelto tra i racconti giudicati migliori da inserire nell’antologia del premio organizzato dall’associazione non governativa CIFA For Children (http://www.cifaong.it/) antologia che ha preso il titolo dal nome del premio letterario. Il racconto selezionato è quello di Manuela Mazzi, che ha immaginato un dialogo tra due fratellini del terzo mondo, che decidono di scappare di casa per cercare rifugio nella città più vicina. Dove però, invece di trovare libertà e felicità, si trasformano in bambini di strada, come ce ne sono tanti in diversi paesi del mondo in via di sviluppo.

Il tema è caro alla Mazzi, già autrice di tre libri, di cui l’ultimo edito si intitola “Un gigolo in doppiopetto”, dove ad essere sfruttato in questo caso è un uomo. Il racconto selezionato, infatti, si ispira al contenuto del suo romanzo “Un caffè a Kathmandu”, anch’esso pubblicato nella stessa collana “Un libro in aiuto” della casa editrice Progetto Cultura di Roma (www.progettocultura.it), che ha curato la pubblicazione dell’antologia. Entrambi i libri, in effetti, sono in vendita per beneficenza. La raccolta di racconti “Aiutare i bambini CI FA bene” è stata presentata lo scorso finesettimana alla fiera letteraria di Roma: “Più libri, più liberi”, ed è quindi fresco fresco di inchiosto.

 

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sabato, 06 ottobre 2007
Un caffè... su Libri e Film

Ringrazio molto l'amico blogger che ha inserito tutti e tre i miei libri,
 nel suo ricco contenitore
di "Libri e Film"

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venerdì, 10 agosto 2007
Un caffè a Kathmandu su La Rivista di Locarno

È apparso l'altroieri un articolo sulla Rivista di Locarno in merito alla donazine di una ingente somma di denaro a favore di Apeiron, grazie a Un caffè a Kahtmandu.

Dal Ticino un grande gesto solidale a favore del Nepal, grazie a un libro scritto dalla giornalista Manuela Mazzi

 

«Un caffè a Kathmandu» fa… bene

 

«Cara Manuela, ti ringraziamo molto per il tuo lavoro che ha dato immediati e sostanziosi frutti: qualcuno di un’azienda svizzera di Riazzino ha letto il tuo libro e ha voluto fare una cospicua donazione ad Apeiron di 10.000 franchi…». Questo il messaggio inviato dalla Onlus Apeiron alla locarnese Manuela Mazzi, autrice del libro “Un caffè a Kathmandu” (www.uncaffeakathmandu.splinder.com). Ed è proprio grazie a questo romanzo che un’importante azienda di Riazzino ha deciso di devolvere una somma così considerevole a favore dell’attività della onlus nepalese, che si occupa di salvaguardare i minimi diritti fondamentali dei membri più deboli della società locale.

Ebbene, recentemente, Apeiron ha determinato la destinazione della somma: i diecimila franchi andranno a supportare il progetto «Casa Nepal», nato dalla collaborazione di Himalayan Seeds con l’Associazione Apeiron attiva in Nepal dal 1997 (www.apeiron-aid.org). Si tratta di un centro d’accoglienza che darà rifugio e assistenza a donne vittime di violenza e discriminazione, e a bambini orfani o abbandonati. In Nepal la condizione delle donne influisce evidentemente anche su quella dei bambini, a loro volta vittime dirette o indirette della discriminazione e della violenza. Sempre più numerosi, infatti, sono i bambini che vivono con madri sole perché ripudiate, abbandonate o rimaste sole a causa della guerra. I bambini, poi, sono direttamente colpiti da fenomeni di violenza di varia origine: dalla tratta di esseri umani alla pedofilia, dallo sfruttamento del lavoro minorile, alla tratta delle adozioni a distanza.
«Non avrei mai immaginato – ha commentato Manuela Mazzi – di poter raggiungere un simile risultato grazie a “Un caffè a Kathmandu”. Certo, la speranza era quella di vendere bene così da devolvere il più possibile e allo stesso tempo sensibilizzare i lettori: ma una simile sorpresa non me la sognavo neppure. Mi ha dato una grande gioia e un pizzico d’orgoglio – conclude Manuela Mazzi, che a fine marzo è uscita con il nuovo reportage “Un gigolo in doppiopetto”, che denuncia la storia vera di un gigolo ticinese – il fatto che un così importante gesto solidale sia arrivato proprio dal Ticino. Ringrazio quindi pubblicamente la dirigenza dell’azienda, anche a nome di Apeiron».

 

Nelle foto:

 

  1. Un bambino sullo sfondo della valle di Kathmandu
  2. Manuela Mazzi con due bambini di strada nepalesi
  3. Sauro Somigli, attivista e autore della prefazione, con un giovane nepalese.
  4. Bambini di strada a Pokhara

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domenica, 24 giugno 2007
10mila franchi a favore di Apeiron grazie al libro

Come segnalato su TicinoOnLine e su La Regione Ticino, grazie a Un caffè a Kathmandu sono stati donati ben 10mila franchi (pari a 6250 euro circa) alla Onlus Apeiron...

Dal Ticino, diecimila franchi a favore dei bambini nepalesi grazie a un libro scritto da una giornalista locarnese. La donatrice è un’importante azienda di Riazzino; l’associazione beneficiaria è l’Apeiron Nepal; il libro è il giallo-rosa “Un caffè a Kathmandu” (www.uncaffeakathmandu.splinder.com); mentre l’autrice del romanzo denuncia è Manuela Mazzi.
Una notizia improvvisa che ha piacevolmente sorpreso sia la onlus sia l’autrice, che negli scorsi giorni è stata avvisata con queste parole: «Cara Manuela, ti ringraziamo molto per il tuo lavoro che ha dato immediati e sostanziosi frutti: qualcuno di un’azienda svizzera di Riazzino ha letto il tuo libro e ha voluto fare una cospicua donazione ad Apeiron di 10.000 franchi…».
La destinazione dell’importante somma è stata definita in questi giorni: i diecimila franchi andranno a supportare il progetto «Casa Nepal», nato dalla collaborazione di Himalayan Seeds con l’Associazione Apeiron attiva in Nepal dal 1997 (www.apeiron-aid.org). Si tratta di un centro d’accoglienza che darà rifugio e assistenza a donne vittime di violenza e discriminazione, e a bambini orfani o abbandonati.
In Nepal la condizione delle donne influisce evidentemente anche su quella dei bambini, a loro volta vittime dirette o indirette della discriminazione e della violenza. Sempre più numerosi, infatti, sono i bambini che vivono con madri sole perché ripudiate, abbandonate o rimaste sole a causa della guerra.
I bambini, poi, sono direttamente colpiti da fenomeni di violenza di varia origine: dalla tratta di esseri umani alla pedofilia, dallo sfruttamento del lavoro minorile, alla tratta delle adozioni a distanza.
«Mi ha dato gioia – ha detto Manuela Mazzi, che a fine marzo è uscita con il nuovo reportage “Un gigolo in doppiopetto”, che denuncia la storia vera di un gigolo ticinese – ma anche molta soddisfazione e un pizzico dorgoglio, per il fatto che un così importante gesto solidale sia arrivato dal Ticino. Ringrazio di cuore la dirigenza dell’azienda, anche a nome di Apeiron».

RIAZZINO- Dal Ticino un grande gesto solidale a favore del Nepal, grazie a un libro scritto da una giornalista locarnese. Manuela Mazzi, l'autrice di "Un caffé a Kathmandu" ha infatti ricevuto un ringraziamento da parte della Onlus Apeiron che ha beneficiato di una donazione di 10 mila franchi da parte di un'azienda svizzera di Riazzino. La ditta in questione è venuta a conoscenza dell'attività dell'Apeiron proprio grazie al libro scritto da Manuela Mazzi e ha deciso di devolvere una somma così considerevole a favore dell’attività della onlus nepalese, che si occupa di salvaguardare i minimi diritti fondamentali dei membri più deboli della società locale.
Ebbene, in questi giorni, Apeiron ha determinato la destinazione della somma: i diecimila franchi andranno a supportare il progetto «Casa Nepal», nato dalla collaborazione di Himalayan Seeds con l’Associazione Apeiron attiva in Nepal dal 1997 (www.apeiron-aid.org). Si tratta di un centro d’accoglienza che darà rifugio e assistenza a donne vittime di violenza e discriminazione, e a bambini orfani o abbandonati. In Nepal la condizione delle donne influisce evidentemente anche su quella dei bambini, a loro volta vittime dirette o indirette della discriminazione e della violenza. Sempre più numerosi, infatti, sono i bambini che vivono con madri sole perché ripudiate, abbandonate o rimaste sole a causa della guerra. I bambini, poi, sono direttamente colpiti da fenomeni di violenza di aria origine: dalla tratta di esseri umani alla pedofilia, dallo sfruttamento del lavoro minorile, alla tratta delle adozioni a distanza.

«Non avrei mai immaginato – ha commentato Manuela Mazzi – di poter raggiungere un simile risultato grazie a “Un caffè a Kathmandu”. Certo, la speranza era quella di vendere bene così da devolvere il più possibile e allo stesso tempo sensibilizzare i lettori: ma una simile sorpresa non me la sognavo neppure. Mi ha dato una grande gioia e un pizzico d’orgoglio – conclude Manuela Mazzi - il fatto che un così importante gesto solidale sia arrivato proprio dal Ticino. Ringrazio quindi pubblicamente la dirigenza dell’azienda, anche a nome di Apeiron».

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h segnalazioni, d libro, d apeiron

sabato, 26 maggio 2007
Aggiornamenti in corso

Rieccomi, velocemente, ma ci sono. Ho una gran voglia di aggiornare i miei blog, perché da un po’ di tempo sono così di corsa che mi sembra sempre di stare a perdere il treno e intanto il lavoro si accumula.

Quindi… vediamo di fare il punto della situazione. Questo nuovo libro, lo devo proprio dire, mi sta dando delle grandi soddisfazioni. Non fosse altro che per i lettori che sono decisamente aumentati rispetto le prime due esperienze. In compenso pare sempre più difficile farmi pubblicare anche solo un comunicato stampa da alcuni miei colleghi. Ma avranno di certo i loro motivi, che preferisco non sondare. Ci sono stati diversi altri media però che, in compenso, mi hanno dato credibilità e voglio pertanto ringraziarli. Per ora sono stati TicinoOnLine, prima di tutti gli altri, poi il Corriere del Ticino che mi ha pubblicato giusto una brevina, quindi è stata la volta di Azione, il settimanale per cui lavoro, grazie a un altro caro amico è apparsa una recensione anche sul Corriere degli italiani, mentre L’Universo ha segnalato con un bel fototesto il reportage, infine, dopo un’intervista che mi ha fatto un simpaticone di Radio Antenna 2 di Bergamo, è stata pubblicata oggi una video intervista su TicinoTV, occasione che mi ha permesso anche di citare "Un caffè a Kathmandu". Tra i prossimi aggiornamenti quindi pubblicherò le varie recensioni e segnalazioni, ma prima devo ringraziare molto la mitica Giusi d’Urso che mi ha promossa ovunque. Ci sarà il momento giusto che pubblicherò anche i diversi link. Ma per ora è tutto. Domani cercherò di portarmi avanti.

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lunedì, 07 maggio 2007
E... grazie pure a Librando.net

Grazie a Nico!!!

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lunedì, 30 aprile 2007
Ringrazio anche il sito RaraMente.Net

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domenica, 22 aprile 2007
Grazie a BookCrossing.Com

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martedì, 10 aprile 2007
Turisti per caso segnala Un caffè a Kathmandu

Nel frattempo è uscito

il mio terzo libro

Un gigolo in doppiopetto

 


SCRITTORI PER CASO

Turisti per caso Un caffè a Kathmandu Scrittori per caso

"Un caffè a Kathmandu"
è un romanzo-denuncia
sui bambini di strada nepalesi, di Manuela.

02/02/07 ) Per la nostra rubrica Scrittori per Caso, ecco la recensione di "Un caffè a Kathmandu", libro-denuncia sulle condizioni di vita dei bambini di strada in Nepal. Se vuoi mandarci la tua recensione di un libro o di un film, basta inviarla nel Posta & Risposta , specificando come oggetto dell'e-mail "Scrittori per caso". In Redazione le leggiamo tutte e pubblichiamo le migliori.

Una giovane donna, la fotografa ticinese Micky Levante, sempre sulla difensiva e disillusa dall'amore a prima vista, incontra due compagni di viaggio come Carlos, l'affascinante cameraman tenebroso e taciturno di origini spagnole, e il giornalista estroverso e fin troppo burlone Franck. Insieme partono per lavoro per il Nepal, dove si trovano ad affrontare turisti imbevuti di culti new age taroccati, misteri di scambi sospetti e indagini dei servizi segreti… in un grande marasma di eventi e situazioni a sorpresa, tra emozioni personali e colpi di scena.
È questa la trama del mio romanzo "Un caffè a Kathmandu", uscito per le edizioni Progetto Cultura 2003, di Roma. Si tratta di un libro denuncia, già descritto come un viaggio nel viaggio: "se sullo sfondo è il degrado in cui versa il Nepal, in primo piano emerge l'insolita veste di un appassionante romanzo rosa, che a tratti si tinge di giallo tra misteri e spionaggio" (dalla recensione di Groudy.Blue). Con "Un caffé a Kathmandu", ho scelto il tragitto inconsueto del romanzo per parlare del problema degli street children nepalesi, ai quali dedico parte dell'incasso dalla vendita: il 50% del prezzo di copertina è devoluto infatti alla onlus Apeiron.
"La visione caleidoscopica ed estremamente vicina al lettore fa di "Un caffé a Kathmandu" un ottimo spunto per tracciare senza complicati intellettualismi lo scorcio nepalese di uno Stato con i suoi grandi problemi, ma anche con il suo grande fascino, che può anche aprire un nuovo orizzonte nel lettore, che ne dite? Apeiron organizza anche viaggi culturali in Nepal per familiarizzare con la cultura di questo paese vivendo a stretto contatto con essa… Ma se il viaggio vi sembra troppo lungo, "Un caffé a Kathmandu" sarà il vostro compagno di viaggio per un soggiorno immaginario, a tu per tu, con il Nepal sulla scia di un romanzo che si legge tutto d'un fiato!" (dalla recensione di Groudy.Blue).
In sintesi il libro-denuncia mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi, attraverso un viaggio all'interno di questa terra orientale. Si sottolineano le scarse garanzie dei diritti fondamentali dei membri più deboli della società civile, si cerca di stimolare un approccio globale allo sviluppo umano e si cerca pure di sostenere un turismo consapevole, sostenibile e alternativo.
Il verdeggiante paesaggio, il clima capeggiato dal monsone e l'inquinamento atmosferico della terra delle nevi eterne; ma anche la svogliatezza, le contraddizioni e la povertà di un popolo che ama la libertà così come le tradizioni; un'infinità di particolari che immortalano il Nepal per quello che è oltre alle montagne. Tutto questo emerge giocoforza tra le righe di "Un caffé a Kathmandu"; un Nepal descritto dall'autrice sulla base di una sua personale esperienza, che l'ha portata nel 1998, proprio sotto l'egida di Apeiron, a vivere per un mese in quella terra lontana, mettendosi a contatto giornalmente con i bambini di strada.

Trovate altre notizie sul libro, già in terza ristampa, sul
blog dedicato. 

Che dire? Grazie!

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martedì, 27 marzo 2007
Scambio di link

Ringrazio sia il comitato del Consorzio Trasporti Comino,

e in particolare Tiziano Cavalli, sia Centovalli.Info,

e in particolare Mario Manfrina

del Museo Regionale Centovalli

per aver inserito i link nei rispettivi siti del mio blog.

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martedì, 06 marzo 2007
Segnalazione su +eventi

Navigando in internet ho trovato
il pdf di +eventi della provincia di Cuneo,
dove è stato segnalato il libro
Un caffè a Kathmandu:
GRAZIE MILLE!

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sabato, 17 febbraio 2007
Intervista su Bazar Magazine

Ringrazio Simona Sacco per lo splendido lavoro sfociato in un'intervista pubblicata su Bazar Magazine.

ECCO L'ARTICOLO

Un caffè a Kathmandu

di Simona Sacco

Intervista alla scrittrice ticinese
Manuela Mazzi

Manuela Mazzi è nata a Locarno nel 1971. Scrittrice, giornalista e fotoreporter. Oltre ad aver scritto per più testate della stampa ticinese, ha collaborato con il Giornale di Milano come corrispondente dalla Svizzera di lingua italiana. Il suo libro d'esordio è un lungo racconto newage-fantasy: L"angelo apprendista. Attualmente lavora in qualità di redattrice per il settimanale di approfondimento Azione e sta per pubblicare il suo terzo romanzo intitolato Un gigolo in doppiopetto. Dopo la sua esperienza in Nepal ha scritto Un Caffè a Kathmandu, un romanzo che denuncia la situazione drammatica vissuta dai bambini di strada. 

Nel 1998 hai deciso di partire per il Nepal, attratta dall'esperienza che stava vivendo Sauro Somigli, maestro di karate e fondatore dell'associazione di Apeiron. Cosa ha significato per te quest'esperienza? 

Quando decisi di partire per il Nepal con Sauro e un paio di altri colleghi della palestra di Firenze, non sapevo davvero che cosa aspettarmi: fu un po’ come un salto nel buio. Di fatto, erano gli esordi - o quasi – di Apeiron (nata nel 1997). Per intenderci non c’era ancora una vera e propria sede fisica a Kathmandu, come invece c’è oggi, con tanto di progetti più mirati e già attivi. I miei stessi compagni non potevano fornirmi indicazioni dettagliate su quanto avremmo trovato. Questo mi ha permesso di partire e soggiornare senza alcun pregiudizio di sorta: mi sono così ritrovata catapultata in una realtà completamente diversa. Laddove non ero una turista, ma non ero neppure una vera e propria volontaria, ero una spettatrice attiva, che si è trovata a dialogare senza parole con bambini di un mondo sconosciuto interagendo attraverso il karate portato come disciplina-gioco. Un’esperienza decisamente incredibile. Certo, l’anno prima era già stato attivato un progetto di recupero proprio nell’ambito dello sport come momento ricreativo e sociale, ma al nostro arrivo ci si era ben presto resi conto che non era andato tutto come si pensava: il fatto che sia importante assegnare alcune responsabilità agli stessi nepalesi non significa che non ci voglia una supervisione costante; tant’è che Sauro da allora vive a Kathmandu.
Ma tornando alla mia esperienza – che è poi stata la base ispiratrice del romanzo – credo di poter dire che mi ha lasciato un senso di colpa nei confronti di questi piccoli, che solo attraverso Un caffè a Kathmandu, anche se a distanza di anni, mi sembra di sciogliere, quasi come se mi stessi sdebitando. Sembra assurdo: ma pur non avendo nulla da darmi, questi piccoli mi hanno invasa con una valanga di riconoscenza che non meritavo, perché non avevo fatto ancora nulla per loro.
In poche parole, e poi concludo altrimenti ci riscrivo un altro libro: immagina di trovarti in mezzo a un campo a guardare in faccia a dei piccoli che brancolano distrattamente da quelle parti, per poi venir attorniato in modo curioso dagli stessi che ti seguono. Quindi inizi a fare alcune tecniche di karate, che loro riconoscono, e prendono così a copiarti… e via di seguito: con gesta e segni riesci a fare una bella lezione… che si conclude con una sorta di invito tacito a seguirti fino ad arrivare con questi bambini o alcuni di loro in un centro dove gratuitamente li sfamano… poi di nuovo liberi. E via così fino a conquistarti la loro fiducia che ti viene offerta tanto velocemente che neppure te ne accorgi e tu… rimani con una voglia infinita di fare qualcosa per farli stare meglio, ma non ci riesci…Insomma, invece di aver significato qualcosa, questa esperienza mi ha lasciato molto più di quanto avrei potuto immaginare…

 
In Nepal nonostante le proibizioni legislative del 1963, vige ancora un sistema castale: appartenere alle caste più basse significa essere privati di giustizia sociale e dignità umana. Nel tuo libro denunci anche questo tipo di discriminazione. Hai avuto modo di conoscere persone appartenenti a queste sfere sociali? Qual è il trattamento riservato agli intoccabili dalla gente del luogo e dai turisti?

…i turisti? E da quando in qua un turista perde tempo a guardare il lato oscuro di un paese di villeggiatura? Per il turista "Nepal” significa punto di partenza per la dimora delle Nevi eterne. E, d’altronde, credo che si possa anche capire. È una questione di punti di vista: un po’ sulla scia di quanto dice quella famosa citazione: “un nuovo viaggio non è partire per una nuova meta, bensì è partire con nuovi occhi”. Chiusa la parentesi riguardante il visitatore occidentale, mi permetto di trascrivere un passaggio dal romanzo così da riassumere in breve che cosa significa appartenere a una casta inferiore in questi paesi:

«Attraversiamo il fiume Vishnumati. Dal ponticello osserviamo una baraccopoli le cui basi poggiano su un terreno fangoso proprio sulle rive di questo flusso d’acqua di color marrone: un ammasso di lamiere e legname che fanno da riparo alle famiglie appartenenti alle caste inferiori. Tra queste ci sono i dalits, ovvero gli intoccabili, gli impuri, coloro che la sorte, o la loro legge divina, ha fatto reincarnare in una posizione sociale non degna del rispetto altrui. Essi, ad esempio, non possono entrare in un tempio, recarsi a prendere acqua nei pozzi, toccare il cibo di altre persone o vendere i propri prodotti. E pensare che sono ben il 21 %  della popolazione! In tutta l’India: 240 milioni tra bambini adulti e anziani.» 

Personalmente non so se tra i tanti bambini che ho incontrato vi era qualche intoccabile, per due motivi: 1° non è facile dialogare a parole con loro, e comunque spesso raccontano bugie per apparire migliori…; 2° non mi interessava: io non faccio distinzione. Tuttavia so che tra i progetti di Apeiron rientrava anche il recupero degli intoccabili in quanto – e di ciò mi sono sempre rammaricata – le grandi associazioni, come ad esempio l’Unicef , hanno (almeno a suo tempo così ci dissero le autorità competenti) stabilito per mezzo delle diverse statistiche che non vale la pena investire energie per il loro recupero, dal momento in cui la percentuale dei bambini che si salvano è sempre troppo bassa…

 
I ribelli maoisti lottano per l'abolizione della monarchia e della discriminazione castale, che cosa ne pensi della loro attività  rivoluzionaria?

Nel ’98 erano già attivi ma in modo molto più pacato. La guerriglia si è inasprita solo dopo l’uccisione del monarca allora in carica e di tutta la sua famiglia, dramma che ha permesso a uno dei peggiori elementi della discendenza reale (e stranamente l’unico erede rimasto in vita) di salire al trono. Di certo non si respira un’aria serena (anche se da qualche mese c’è un po’ di tregua). Tuttavia credo che la verità sia sempre nella via di mezzo: ovvero non ci sono giusti o sbagliati. Se da una parte vi è un dittatore che commette gravi errori, dall’altra vi è una fazione che, nel nome della giustizia, si permette di arrivare persino a rapire bambini per far loro abbracciare i fucili da puntare contro lo Stato… È ovvio che sarebbe bello trovare una soluzione perfetta, ma non potrei di certo essere io a suggerirla, neppure quale ipotesi… conosco il problema solo per sentito dire, come la maggior parte dell’Occidente. Tant’è che, di proposito, non ho voluto trattare questo tema, neppure nel romanzo. Tuttavia pare che con i recenti accordi di pace le cose stiano migliorando, anche se ciò è costato comunque la vita a 12'500 persone. 

Nel tuo libro sostieni che il Nepal, come il resto del Terzo Mondo, non ha bisogno principalmente di soldi, ma piuttosto di una guida che indirizzi la popolazione verso l'indipendenza. In che modo la onlus Apeiron, alla quale hai destinato il 50% del prezzo di copertina del tuo romanzo, sta aiutando questa gente a raggiungere una propria automia?

Apeiron agisce su più fronti. Ma uno in particolare la vede impegnata - dall’inizio dell’anno scorso e grazie all’esperienza acquisita sul campo - nella creazione di un marchio etico con il quale intende sostenere lo sforzo di realtà imprenditoriali nepalesi socialmente impegnate nella creazione di imprese, lavoro, riscatto sociale, valorizzazione delle risorse umane ed economiche del Nepal. In concreto, ad esempio, hanno dato già vita a una cooperativa per la produzione di sciarpe dahka con personale esclusivamente nepalese, e una figura esterna per il controllo della qualità e per la commercializzazione del prodotto in Italia. I contenuti sociali del progetto: monitoraggio costante delle condizioni di lavoro, salari adeguati, condizioni igienico-sanitarie adeguate, sicurezza sul lavoro, divieto di impiego di bambini. Per non parlare del fatto che nella sede della cooperativa, oltre a uffici e laboratorio, è stato creato un 'kinder heim', un'ala separata destinata ad ospitare i figli delle dipendenti, ai quali viene assicurata la presenza di operatori e la somministrazione dei pasti.
Dall’altra parte ha pure sostenuto l'allestimento e il funzionamento di una clinica sanitaria a Kirtipur, che si trova a circa Km 7 a sud di Kathmandu, dotata di uno staff sanitario comprensivo di 6 persone: 3 dottori, un pediatra e due fisiatri più 2 assistenti sanitari, un'infermiera, una farmacista. Tuttavia stanno operando anche affinché vengano fatti “a tappeto” dei training e incontri su: pianificazione familiare, immunizzazione, trasmissione di AIDS, di igiene intima e di educazione sessuale. Nel futuro pensavano persino alla possibilità di organizzare degli Health camps nei villaggi. A questo proposito stanno infatti cercando medici italiani e personale sanitario, con cui potersi scambiare esperienze e insieme organizzare questi campi. Questi sono solo alcuni degli esempi, ma diversi altri progetti sono in corso.
Insomma stanno cercando di fornire ai nepalesi gli strumenti per migliorare la loro sopravvivenza. 

Ti sei ispirata a persone realmente conosciute per creare i personaggi di Carlos e Franck?

In parte sì. Ma preferirei evitare di svelare le loro vere identità. Tuttavia non mi sono ispirata a persone esistenti solo nel caso di Carlos e Franck... In ogni caso è bene che sottolinei, che l’ispirazione si limita spesso all’aspetto e a qualche dettaglio curioso, o caratteriale, ma di certo i prototipi di Carlos e Franck non erano giornalisti o altro... 

Michela Levante, la protagonista del romanzo, non si separa mai da I promessi sposi del Manzoni: parte dalla Svizzera accompagnata dal vecchio libro di sua nonna e ne rilegge alcuni passi durante il suo soggiorno in Nepal. Questo romanzo ha per te una valenza particolare?

In un certo senso sì: questo libro mi ha dato il coraggio di mettermi a scrivere libri (di cui il primo realizzato è proprio Un caffè a Kathmandu, anche se è stato pubblicato prima L’angelo apprendista). Strano, a dire il vero. Di solito, infatti, quando si ha di fronte una simile opera, da certi punti di vista impareggiabile, viene messa in fuga qualsiasi velleità, per l’enorme abisso che risalta tra il proprio goffo lavoro e il capolavoro… e invece questo meraviglioso romanzo mi ha fatto capire che un libro non deve necessariamente essere amato e apprezzato da tutti. I promessi sposi, infatti, è odiato dalla maggior parte delle persone, solo per il fatto di essere stato oggetto di studi noiosi. Io non l’avevo mai letto fino a tre o quattro anni or sono: così, pagina dopo pagina, mi sono emozionata, mi sono lasciata catturare dal suono delle parole, mi sono fatta trasportare dalle vicende senza pensare ad alcun retroscena, senza analizzare null’altro che i turbamenti emotivi dei personaggi… E ti dirò che è davvero grandioso nella sua semplicità. Se tanta gente trova noiosa a tal punto da odiare una storia simile, “contro” i miei libri si potrà giustamente permettere di dire qualsiasi cosa… non sarà che la verità. A me basterà arrivare anche a pochi lettori, che però riescano a leggere ciò che ho desiderato raccontare…
La citazione di questo capolavoro nel mio misero libruncolo è stato quindi un omaggio di gratitudine.

A marzo uscirà  il tuo terzo libro, di che cosa si tratta?

Sarà  la ripresa con approfondimento di un articolo che scrissi a suo tempo per Il Giornale, in una rivisitazione narrata: quindi l’articolo che si trasforma in romanzo. Il reportage riguarda uno spaccato della vita di un giovane ticinese che, senza quasi rendersene conto, si è ritrovato incastrato in un giro di prostituzione d’alto bordo: dove è diventato lui l’oggetto in vendita. Da avvocato a gigolo per donne attempate della società  bene lombarda. Un mix di gran signore rivestite da paiette e carte di credito colme e straboccanti, che si trovano a fare la bella vita tra incontri di sesso e acquisti esosi, ma dove appena sotto il luccichio affiorano noia, paure e pericoli. 

 

copyright © bazarmagazine.ch

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lunedì, 29 gennaio 2007
Grazie a Cosentino detto Nico

Ringrazio Nico, neo-amico e collega di penna,
per la sorpresa che qualche giorno fa mi ha fatto!

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domenica, 21 gennaio 2007
Ancora sul Gdp

Questa volta i grazie si moltiplicano...

Giovedì, 11 gennaio 2007

 

Pubblicazione
Giornalista e scrittrice locarnese

Alle stampe il terzo libro

di Manuela Mazzi

 

«Un caffè a Kathmandu”, il secondo romanzo della giornalista e scrittrice locarnese Manuela Mazzi (che devolve il 50% del prezzo di copertina all’associazione benefica Apeiron), ha raggiunto la terza ristampa. Il libro si può trovare nel Locarnese alla libreria Kon-Tiki e alla libreria Locarnese; nel Bellinzonese alla libreria Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libreria Dietro L’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto alla Cartolibro AZ.

Nel frattempo Manuela Mazzi ha firmato un contratto di pubblicazione per un nuovo libro, ma di tutt’altro genere. Si tratterà, infatti, di un reportage narrativo sviluppato attorno a una storia vera, che era già stata protagonista di un articolo firmato dalla stessa autrice sul quotidiano italiano “Il Giornale”. L’uscita di questo reportage la cui storia è incentrata sull’esperienza di un gigolo locale, rimasto “per sbaglio” incastrato nella rete della prostituzione ticinese, è prevista per marzo di quest’anno.


 

Un gigolo in doppiopetto

L'angelo apprendista

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martedì, 16 gennaio 2007
Ripresa su TicinoOnline

Grazie mille anche a TicinoOnline per aver ripreso l'articolo del Gdp

LOCARNO
Notizia del 02/01/2007 - 08:43


Terza ristampa
per "Un caffé a Kathmandu"
della locarne­se Manuela Mazzi


LOCARNO - Il secondo romanzo della locarne­se Manuela Mazzi, “Un caffé a Kath­mandu”, uscito a maggio, ha rag­giunto la terza ristampa. Lo scrive oggi il Giornale del Popolo.

Il romanzo “Un caffé a Kathmandu” è in vendita nel Locarnese alla libre­ria Kon-Tiki, alla libreria Locarnese e al punto vendita del Jolly Car; nel Bellinzonese alla libreria Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libre­ria Dietro L’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto alla Cartolibro AZ.

Altre informazioni sono ottenibili sul sito internet www.uncaffekathmandu.splinder.com.

 

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sabato, 13 gennaio 2007
Il bis del Gdp

I grazie si raddoppiano...

Martedì, 2 gennaio 2007

 

Terza ristampa
«Un caffè a Kathmandu»

Iniziativa editoriale

coronata da successo

 

Il secondo romanzo della locarnese Manuela Mazzi, «Un caffè a Kathmandu», uscito a maggio, ha raggiunto la terza ristampa. Un piccolo traguardo per il libro il cui 50 % del ricavato sarà devoluto in beneficenza all’associazione Apeiron.

Il romanzo «Un caffè a Kathmandu» è in vendita nel Locarnese alla libreria Kon-Tiki e alla libreria Locarnese; nel Bellinzonese alla libreria Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libreria Dietro L’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto alla Cartolibro AZ. Altre informazioni sono ottenibili sul sito internet www.uncaffekathmandu.splinder.com.

Nel frattempo la giornalista Manuela Mazzi ha firmato, proprio in questi giorni, un contratto di pubblicazione per un nuovo libro, ma di tutt’altro genere. Si tratterà, infatti, di un reportage narrativo sviluppato attorno a una storia vera che era già stata protagonista di un articolo firmato dalla stessa autrice sul quotidiano italiano “Il Giornale”. L’uscita di questo libro – reportage della locarnese Manuela Mazzi – è prevista per marzo di quest’anno.

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lunedì, 08 gennaio 2007
Grazie al Giornale del Popolo

Grazie mille ai colleghi del Giornale del Popolo

In libreria 
«
Un caffè a Kathmandu» della locarnese Manuela Mazzi

 

Il Nepal terra delle nevi eterne

ma anche dei bambini di strada

 

Dopo l’esordio con L’angelo apprendista (2005), la giovane autrice locarnese Manuela Mazzi è tornata nelle librerie con Un caffè a Kathmandu, giunto oramai alla terza ristampa. Un piccolo-grande traguardo, anche perché il 50 % del prezzo di copertina è devoluto in beneficenza all’associazione Apeiron.

Il libro racconta la storia di Michela, una fotografa ticinese che parte alla volta del Nepal con due colleghi: Carlos, cameraman spagnolo e Franck, un giornalista inglese. Il loro compito sarà quello di sviluppare un filmato-documentario sui «children street», i bambini che vivono per strada. Durante i primi giorni di permanenza a Kathmandu, capitale nepalese, Micky, Franck e Carlos fanno conoscenza con altri personaggi: i più importanti sono Antonio, distinto signore napoletano, e la sua segretaria Raffaella. Testimone involontaria di quanto accade è Micky, che assiste… e fotografa… una passerella di passi falsi, che la portano a sospettare di tutti: ma uno solo è il vero “colpevole”. Di che cosa?... Il verdeggiante paesaggio, il clima monsonico e l’inquinamento atmosferico della terra delle nevi eterne, ma anche la svogliatezza, le contraddizioni e la povertà di un popolo che ama la libertà, così come le tradizioni, le convinzioni e un’infinità di particolari che immortalano il Nepal per quello che è oltre alle montagne, è quanto emerge tra le righe di Un caffè a Kathmandu, gli stessi contenuti sono  poi messi a confronto con la realtà più nota alla protagonista: la sua Svizzera, il suo Ticino. Il libro può essere acquistato nelle seguenti librerie: nel Locarnese alla libreria Kon-Tiki, alla libreria Locarnese; nel Bellinzonese alla libreria Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libreria Dietro L’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto, alla Cartolibro AZ. Per altre informazioni: www.uncaffeakathmandu.splinder.com.

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sabato, 06 gennaio 2007
Grazie a ToscanaOggi

Ringrazio ToscanaOggi che ha pubblicato il seguente articolo
Giovedì 28 dicembre 2006

Toscana Oggi Un caffè a Kathmandu di Manuela Mazzi

 •  Editoria: un giallo-rosa a favore dei bambini di strada

“Un caffè a Kathmandu” in terza ristampa. Il secondo romanzo della giornalista ticinese Manuela Mazzi, uscito a maggio, ha raggiunto la terza ristampa. Un piccolo traguardo che se viene però associato allo scopo sociale del libro, che mira a devolvere il 50 % del prezzo di copertina all’associazione di beneficenza Apeiron – fondata a Firenze, dove mantiene le radici – assume un significato ben diverso. Nel frattempo dalla onlus che opera a favore dei bambini di strada nepalesi, con sede direttamente a Kathmandu, è arrivato un simbolico segno di riconoscenza rivolto all’autrice: «Cara Manuela – ha scritto Laura Del Conte, portavoce di Apeiron - il tuo libro è per noi un'iniziativa molto importante per avvicinare le persone non soltanto ad Apeiron e ai nostri progetti, ma anche al Nepal e da un punto di vista innovativo. Insieme al libro fotografico di Andrea Marcandalli e al fumetto di un nostro consigliere, Un caffè a Kathmandu è diventato il punto di partenza per parlare di collaborazione e cooperazione…». La speranza ovviamente è di continuare a contribuire con questa raccolta fondi attraverso la vendita del libro acquistabile, tra l’atro, anche direttamente da Apeiron (http://www.apeiron-aid.org/). Altre informazioni: www.uncaffeakathmandu.splinder.com.


 

Un gigolo in doppiopetto

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sabato, 23 dicembre 2006
Articolo sul Corriere del Ticino

Corriere del Ticino

Ringrazio il Corriere del Ticino per l'articolo apparso il 13 dicembre 2006.

Un nuovo libro della locarnese Manuela Mazzi

Terza ristampa per «Un caffè a Kathmandu», secondo romanzo della locarnese Manuela Mazzi, mentre all’orizzonte spunta un nuovo progetto editoriale. Il libro alla terza ristampa devolve il 50 % del prezzo di copertina all’associazione di beneficenza Apeiron. È in vendita, nel Locarnese, alla libreria Kon-Tiki, alla libreria Locarnese e al punto vendita del Jolly Car; nel Bellinzonese alla libreria Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libreria Dietro l’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto, alla Cartolibro AZ 8altre informazioni: www.uncaffeakathmandu.splinder.com). Il nuovo libro in preparazione è un reportage narrativo sviluppato attorno a una storia vera, già al centro di un articolo firmato dall’autrice su «Il Giornale». Racconterà l’esperienza di un gigolo locale, rimasto incastrato nella rete della prostituzione ticinese. Sarà in uscita nel marzo 2007.

Postato da: mmazzi a 15:26 | link | commenti (4) |
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Grazie a Solidarietà

Navigando in Internet, ogni tanto, mi capita di scoprire con sorpresa alcune segnalazioni di Un caffè a Kathmandu. In questo caso mi sono accorta che il periodico Solidarietà a giugno mi aveva dedicato un articoletto: Grazie mille!

Solidarietà

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giovedì, 21 dicembre 2006
Radio Antenna Fondi

Un grazie particolare anche ad Annamaria Aprà che ha parlato
de "Un caffè a Kathmandu" nella mia trasmissione radiofonica
dello scorso 16 dicembre. Verso le 11.40. 

Per collegarsi al sito basta digitare: www.radioantennafondi.it
e utilizzare il live streaming per ascoltare musica e tant'altro.

Postato da: mmazzi a 17:52 | link | commenti (2) |
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domenica, 03 dicembre 2006
Segnalazione sul periodico ticinese

Ringrazio il periodico della Svizzera di lingua italiana
"Sì"
per la segnalazione del libro

 



 

Un gigolo in doppiopetto

L'angelo apprendista

Postato da: mmazzi a 11:45 | link | commenti (3) |
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giovedì, 16 novembre 2006
Grazie a pier_jet e a Fabrizio Pecori

Con questo post desidero ringraziare due nuovi amici bloger
che mi hanno fatto la sorpresa di pubblicizzare "Un caffè a Kathmandu"

 
il simpatico pier_jet
con un post perpetuo nel tempo
in quanto tutti i giorni rinnova l'invito... sul suo blog:
 
POESIA ,CUCINA, ARTE, RELAZIONI UMANE NEL CONTESTO EROTICO


e Fabrizio Pecori
con un post sul suo:
Credo proprio che non entrerò nella storia (e se provassi con la geografia?)


Grazie mille a entrambi.

Postato da: mmazzi a 17:31 | link | commenti (6) |
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domenica, 05 novembre 2006
Segnalazione su «Il Caffè»

Ringrazio anche «Il Caffè» settimanale ticinese della domenica, che non solo ha promosso il libro, ma lo ha fatto pubblicizzando il blog.

 

Questa la trascrizione della segnalazione:

Manuela Mazzi si dichiara «certamente non più adolescente anche se ad alcuni piace definirmi naif». Nella blogosfera si cimenta su www.uncaffeakathmandu.splinder.com per «parlare al mondo senza censure di sorta». Il blog è omonimo del libro denuncia uscito pochi mesi fa; un romanzo giallo sulla situazione precaria dei bambini di strada nepalesi, con una sfumatura rosa. Abbinato alla pubblicazione un progetto di solidarietà, con il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto devoluto a una onlus a Kathmandu, che si batte per difendere i più elementari diritti di bambini, donne e uomini.

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