Questo è il blog omonimo
del libro denuncia uscito nel mese di maggio del 2006.
Un romanzo giallo incentrato
sulla situazione precaria dei bambini di strada nepalesi,
con... una sfumatura rosa.
Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà:
il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto
sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu
che opera per difendere i più elementari diritti di bambini, donne e uomini
Per acquisti dall'Italia:
ISBN: 978-88-902810-0-6
Per acquisti dalla Svizzera:
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Ringrazio Simona Sacco per lo splendido lavoro sfociato in un'intervista pubblicata su Bazar Magazine.
ECCO L'ARTICOLO
di Simona Sacco
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Manuela Mazzi è nata a Locarno nel 1971. Scrittrice, giornalista e fotoreporter. Oltre ad aver scritto per più testate della stampa ticinese, ha collaborato con il Giornale di Milano come corrispondente dalla Svizzera di lingua italiana. Il suo libro d'esordio è un lungo racconto newage-fantasy: L"angelo apprendista. Attualmente lavora in qualità di redattrice per il settimanale di approfondimento Azione e sta per pubblicare il suo terzo romanzo intitolato Un gigolo in doppiopetto. Dopo la sua esperienza in Nepal ha scritto Un Caffè a Kathmandu, un romanzo che denuncia la situazione drammatica vissuta dai bambini di strada. Quando decisi di partire per il Nepal con Sauro e un paio di altri colleghi della palestra di Firenze, non sapevo davvero che cosa aspettarmi: fu un po’ come un salto nel buio. Di fatto, erano gli esordi - o quasi – di Apeiron (nata nel 1997). Per intenderci non c’era ancora una vera e propria sede fisica a Kathmandu, come invece c’è oggi, con tanto di progetti più mirati e già attivi. I miei stessi compagni non potevano fornirmi indicazioni dettagliate su quanto avremmo trovato. Questo mi ha permesso di partire e soggiornare senza alcun pregiudizio di sorta: mi sono così ritrovata catapultata in una realtà completamente diversa. Laddove non ero una turista, ma non ero neppure una vera e propria volontaria, ero una spettatrice attiva, che si è trovata a dialogare senza parole con bambini di un mondo sconosciuto interagendo attraverso il karate portato come disciplina-gioco. Un’esperienza decisamente incredibile. Certo, l’anno prima era già stato attivato un progetto di recupero proprio nell’ambito dello sport come momento ricreativo e sociale, ma al nostro arrivo ci si era ben presto resi conto che non era andato tutto come si pensava: il fatto che sia importante assegnare alcune responsabilità agli stessi nepalesi non significa che non ci voglia una supervisione costante; tant’è che Sauro da allora vive a Kathmandu. |
| In Nepal nonostante le proibizioni legislative del 1963, vige ancora un sistema castale: appartenere alle caste più basse significa essere privati di giustizia sociale e dignità umana. Nel tuo libro denunci anche questo tipo di discriminazione. Hai avuto modo di conoscere persone appartenenti a queste sfere sociali? Qual è il trattamento riservato agli intoccabili dalla gente del luogo e dai turisti?
…i turisti? E da quando in qua un turista perde tempo a guardare il lato oscuro di un paese di villeggiatura? Per il turista "Nepal” significa punto di partenza per la dimora delle Nevi eterne. E, d’altronde, credo che si possa anche capire. È una questione di punti di vista: un po’ sulla scia di quanto dice quella famosa citazione: “un nuovo viaggio non è partire per una nuova meta, bensì è partire con nuovi occhi”. Chiusa la parentesi riguardante il visitatore occidentale, mi permetto di trascrivere un passaggio dal romanzo così da riassumere in breve che cosa significa appartenere a una casta inferiore in questi paesi: «Attraversiamo il fiume Vishnumati. Dal ponticello osserviamo una baraccopoli le cui basi poggiano su un terreno fangoso proprio sulle rive di questo flusso d’acqua di color marrone: un ammasso di lamiere e legname che fanno da riparo alle famiglie appartenenti alle caste inferiori. Tra queste ci sono i dalits, ovvero gli intoccabili, gli impuri, coloro che la sorte, o la loro legge divina, ha fatto reincarnare in una posizione sociale non degna del rispetto altrui. Essi, ad esempio, non possono entrare in un tempio, recarsi a prendere acqua nei pozzi, toccare il cibo di altre persone o vendere i propri prodotti. E pensare che sono ben il 21 % della popolazione! In tutta l’India: 240 milioni tra bambini adulti e anziani.» Personalmente non so se tra i tanti bambini che ho incontrato vi era qualche intoccabile, per due motivi: 1° non è facile dialogare a parole con loro, e comunque spesso raccontano bugie per apparire migliori…; 2° non mi interessava: io non faccio distinzione. Tuttavia so che tra i progetti di Apeiron rientrava anche il recupero degli intoccabili in quanto – e di ciò mi sono sempre rammaricata – le grandi associazioni, come ad esempio l’Unicef , hanno (almeno a suo tempo così ci dissero le autorità competenti) stabilito per mezzo delle diverse statistiche che non vale la pena investire energie per il loro recupero, dal momento in cui la percentuale dei bambini che si salvano è sempre troppo bassa… |
| I ribelli maoisti lottano per l'abolizione della monarchia e della discriminazione castale, che cosa ne pensi della loro attività rivoluzionaria?
Nel ’98 erano già attivi ma in modo molto più pacato. La guerriglia si è inasprita solo dopo l’uccisione del monarca allora in carica e di tutta la sua famiglia, dramma che ha permesso a uno dei peggiori elementi della discendenza reale (e stranamente l’unico erede rimasto in vita) di salire al trono. Di certo non si respira un’aria serena (anche se da qualche mese c’è un po’ di tregua). Tuttavia credo che la verità sia sempre nella via di mezzo: ovvero non ci sono giusti o sbagliati. Se da una parte vi è un dittatore che commette gravi errori, dall’altra vi è una fazione che, nel nome della giustizia, si permette di arrivare persino a rapire bambini per far loro abbracciare i fucili da puntare contro lo Stato… È ovvio che sarebbe bello trovare una soluzione perfetta, ma non potrei di certo essere io a suggerirla, neppure quale ipotesi… conosco il problema solo per sentito dire, come la maggior parte dell’Occidente. Tant’è che, di proposito, non ho voluto trattare questo tema, neppure nel romanzo. Tuttavia pare che con i recenti accordi di pace le cose stiano migliorando, anche se ciò è costato comunque la vita a 12'500 persone. Nel tuo libro sostieni che il Nepal, come il resto del Terzo Mondo, non ha bisogno principalmente di soldi, ma piuttosto di una guida che indirizzi la popolazione verso l'indipendenza. In che modo la onlus Apeiron, alla quale hai destinato il 50% del prezzo di copertina del tuo romanzo, sta aiutando questa gente a raggiungere una propria automia? Ti sei ispirata a persone realmente conosciute per creare i personaggi di Carlos e Franck? In parte sì. Ma preferirei evitare di svelare le loro vere identità. Tuttavia non mi sono ispirata a persone esistenti solo nel caso di Carlos e Franck... In ogni caso è bene che sottolinei, che l’ispirazione si limita spesso all’aspetto e a qualche dettaglio curioso, o caratteriale, ma di certo i prototipi di Carlos e Franck non erano giornalisti o altro... Michela Levante, la protagonista del romanzo, non si separa mai da I promessi sposi del Manzoni: parte dalla Svizzera accompagnata dal vecchio libro di sua nonna e ne rilegge alcuni passi durante il suo soggiorno in Nepal. Questo romanzo ha per te una valenza particolare? In un certo senso sì: questo libro mi ha dato il coraggio di mettermi a scrivere libri (di cui il primo realizzato è proprio Un caffè a Kathmandu, anche se è stato pubblicato prima L’angelo apprendista). Strano, a dire il vero. Di solito, infatti, quando si ha di fronte una simile opera, da certi punti di vista impareggiabile, viene messa in fuga qualsiasi velleità, per l’enorme abisso che risalta tra il proprio goffo lavoro e il capolavoro… e invece questo meraviglioso romanzo mi ha fatto capire che un libro non deve necessariamente essere amato e apprezzato da tutti. I promessi sposi, infatti, è odiato dalla maggior parte delle persone, solo per il fatto di essere stato oggetto di studi noiosi. Io non l’avevo mai letto fino a tre o quattro anni or sono: così, pagina dopo pagina, mi sono emozionata, mi sono lasciata catturare dal suono delle parole, mi sono fatta trasportare dalle vicende senza pensare ad alcun retroscena, senza analizzare null’altro che i turbamenti emotivi dei personaggi… E ti dirò che è davvero grandioso nella sua semplicità. Se tanta gente trova noiosa a tal punto da odiare una storia simile, “contro” i miei libri si potrà giustamente permettere di dire qualsiasi cosa… non sarà che la verità. A me basterà arrivare anche a pochi lettori, che però riescano a leggere ciò che ho desiderato raccontare… A marzo uscirà il tuo terzo libro, di che cosa si tratta? Sarà la ripresa con approfondimento di un articolo che scrissi a suo tempo per Il Giornale, in una rivisitazione narrata: quindi l’articolo che si trasforma in romanzo. Il reportage riguarda uno spaccato della vita di un giovane ticinese che, senza quasi rendersene conto, si è ritrovato incastrato in un giro di prostituzione d’alto bordo: dove è diventato lui l’oggetto in vendita. Da avvocato a gigolo per donne attempate della società bene lombarda. Un mix di gran signore rivestite da paiette e carte di credito colme e straboccanti, che si trovano a fare la bella vita tra incontri di sesso e acquisti esosi, ma dove appena sotto il luccichio affiorano noia, paure e pericoli. |
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Nome: Manuela Mazzi
Chi sono?
Di certo non sono più adolescente, anche se ad alcuni piace definirmi naif. Sono invece una giornalista, ma non di quelle che diventano famose: non ho intenzione di scendere a certi compromessi. Tuttavia ho intenzione di lottare per continuare a scrivere, a esprimere ciò che ho dentro, a spiegare e raccontare quanto mi va di dire. Ecco il motivo per cui ho deciso di iniziare a scrivere libri... sia mai che in questo modo io riesca finalmente a "parlare al mondo" senza censure di sorta. Il mio nome è Manuela Mazzi.
A metà maggio 2005 è uscito il mio primissimo libro intitolato "L'angelo apprendista", mentre a metà maggio 2006 è stato pubblicato il romanzo "Un caffè a Kathmandu". L'ultimo nato è invece "Un gigolo in doppiopetto" uscito a inizio aprile 2007.
***L'ANGELO APPRENDISTA - IL LIBRO
***Libri Oltre La Trama
***MA.MA. IOBLOGGO
***Manuela Mazzi, sito
***PHOTO MA.MA.
***Progetto cultura 2003
***UN GIGOLO IN DOPPIOPETTO
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de "L'angelo apprendista",
è pregato di consultare
il sito:
www.
angeloapprendista.
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direttamente con me
via e-mail: Grazie!
E-mail:
angeloapprendista
@tiomail.ch
uncaffeakathmandu
@tiomail.ch
ISBN: 88-89243-31-7
Per la Svizzera:
Per l'Italia:
In vendita da metà maggio 2006 anche il libro intitolato “Un caffè a Kathmandu”, uscito nella collana "Un libro in aiuto" per le edizioni Progetto Cultura 2003, Roma e già descritto come “un viaggio nel viaggio” dall’attivista fiorentino, Sauro Somigli, che ne ha curato la prefazione. Di fatto, si tratta di un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi. Un libro a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.
ISBN: 88-89243-95-3
Per la Svizzera:
Per l'Italia:
A inizio aprile 2007 è uscito il mio terzo libro intitolato "Un gigolo in doppiopetto".
La confessione-denuncia di un giovane gigolo ticinese
al servizio di donne attempate della società bene lombarda, comasca e ticinese in una storia vera.
Dalla recensione di Salvatore Feo su TicinoOnLine: "In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese.
Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. È il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese".
ISBN: 978-88-902810-0-6
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"Un gigolo in doppiopetto"
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