«Un caffè a Kathmandu»

Questo è il blog omonimo
del libro denuncia uscito nel mese di maggio del 2006.
Un romanzo giallo incentrato
sulla situazione precaria dei bambini di strada nepalesi,
con... una sfumatura rosa.

Copertina Un caffè a Kathmandu Copertina Un caffè a Kathmandu Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà:
il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto
sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu
che opera per difendere i più elementari diritti di bambini, donne e uomini


Per acquisti dall'Italia:


Per acquisti dalla Svizzera:

formulario per Un caffè a Kathmandu



ISBN: 978-88-902810-0-6

Per acquisti dalla Svizzera:

formulario per Un gigolo in doppiopetto


NEWS: da agosto è on-line il mio nuovo sito ufficiale - http://manuelamazzi.altervista.org


martedì, 27 febbraio 2007
10'000 visitatori

Ringrazio tutti gli amici blogger che hanno contribuito a far raggiongere a questo blog il traguardo dei 10mila visitatori: grazie!

Postato da: mmazzi a 08:30 | link | commenti (9) |
e diversi

sabato, 24 febbraio 2007
Apeiron: resconto di fine anno

Un po' in ritardo, ma credo che ne valga comunque la pena. Pubblico di seguito il resoconto di fine anno dell'Associazione Apeiron



Newsletter di fine anno 2006

Salve
Quest’anno Apeiron compie 10 anni!

Il lavoro in Nepal prosegue con l’entusiasmo dei primi giorni, sostenuto dal buon esito dei progetti.

Il progetto casi legali dura da 1 anno ed ha già garantito la cittadinanza a 12 donne in soli 6 mesi, quando la previsione era di 15 donne in un anno.

Casa Nepal sta finalmente partendo: è stata registrata un'organizzazione locale della quale fa parte il console onorario italiano, garanzia dell’ effettiva destinazione dei fondi; stiamo definendo le linee guida per l’inserimento delle beneficiarie. La casa accoglierà 40 persone, tra donne e bambini, e si organizzerà per la formazione al lavoro e gli eventuali casi legali. Abbiamo stabilito una nuova collaborazione con Clown One, un'organizzazione italiana collegata a Patch Adams, il medico clown, che contribuisce al progetto di Casa Nepal e sponsorizza 10 bambine a scuola per 10 anni.

Il progetto Shakty Ghaar, il corso di inglese ed economia domestica iniziato due anni fa, ha già sistemato 6 ragazze nel mondo del lavoro, due stanno finendo una formazione in un albergo e altre 5 stanno seguendo la formazione presso la nostra sede. Abbiamo formato al Taiji Quan una ragazza nepalese che già praticava karate e che adesso sta insegnando alle ragazze vittime di violenza del programma shakty ghaar di Apeiron e, 3 volte la settimana, a 40 donne di un centro di accoglienza per donne vittime di violenza.

Abbiamo creato un Marchio Etico di Apeiron (Orange,a) che certifica i prodotti delle cooperative con cui collaboriamo, come Prayas, costituita insieme ad un gruppo di donne tessitrici. Il progetto prevede di estendere il marchio su tutti i prodotti che intenderemo promuovere in Nepal e in Italia.

Per quanto riguarda le iniziative in Italia, tra i libri che sono stati realizzati per il sostegno dei progetti di Aperon, quello fotografico di Andrea Marcandalli (“Un progetto per il Nepal”) ha girato tutta la penisola insieme ad una mostra fotografica organizzata presso tutti i centri Apeiron in Italia.
Il libro-giallo “Un caffè a Kathmandu”, di Manuela Mazzi ha ampiamente incontrato i gusti del pubblico e abbiamo appena pubblicato un piccolo libro a fumetti, di Massimo Leonardini, sui diritti del fanciullo, corredato dell’omonima convenzione redatta da Amnesty International. Il gruppo del Tigullio, partendo da questa pubblicazione, ha stretto un legame con la federazione di nuoto Chiavari-Nuoto, che sta pubblicizzando l’associazione durante le varie partite di campionato, esibendo una simpatica maglietta. Inoltre, i dirigenti e gli atleti della squadra di palla a nuoto si stanno impegnando nell’organizzazione di vari eventi d’incontro tra le associazioni locali.

In Toscana abbiamo stabilito un contatto con i Supermercati il Centro che, nella loro Raccolta punti, offrono ai loro clienti la possibilità di soggiornare in Nepal, per un’intera settimana, presso la sede di Apeiron che ospita fino a 12 persone.

Sono nate 2 nuove sedi Apeiron in Italia, a Roma e a Perugia, e ne nasceranno altre 2, a Milano e Bolzano, in seguito ad un accordo con Himalayan Seeds.
E’ entrata a far parte di Apeiron Barbara, un avvocato che collabora da anni con Amnesty International e che da gennaio sarà il nuovo Country Director per Apeiron in Nepal.

Ad oggi i vari gruppi stanno organizzando i Mercatini di Natale per mostrare i nuovi prodotti tessili della cooperativa Prayas (si veda il Calendario sul sito) e raccogliere fondi con la vendita di libri e biglietti d’auguri.

Auguriamo a tutti Buone Feste!

Postato da: mmazzi a 17:40 | link | commenti (4) |
d libro, d apeiron

sabato, 17 febbraio 2007
Intervista su Bazar Magazine

Ringrazio Simona Sacco per lo splendido lavoro sfociato in un'intervista pubblicata su Bazar Magazine.

ECCO L'ARTICOLO

Un caffè a Kathmandu

di Simona Sacco

Intervista alla scrittrice ticinese
Manuela Mazzi

Manuela Mazzi è nata a Locarno nel 1971. Scrittrice, giornalista e fotoreporter. Oltre ad aver scritto per più testate della stampa ticinese, ha collaborato con il Giornale di Milano come corrispondente dalla Svizzera di lingua italiana. Il suo libro d'esordio è un lungo racconto newage-fantasy: L"angelo apprendista. Attualmente lavora in qualità di redattrice per il settimanale di approfondimento Azione e sta per pubblicare il suo terzo romanzo intitolato Un gigolo in doppiopetto. Dopo la sua esperienza in Nepal ha scritto Un Caffè a Kathmandu, un romanzo che denuncia la situazione drammatica vissuta dai bambini di strada. 

Nel 1998 hai deciso di partire per il Nepal, attratta dall'esperienza che stava vivendo Sauro Somigli, maestro di karate e fondatore dell'associazione di Apeiron. Cosa ha significato per te quest'esperienza? 

Quando decisi di partire per il Nepal con Sauro e un paio di altri colleghi della palestra di Firenze, non sapevo davvero che cosa aspettarmi: fu un po’ come un salto nel buio. Di fatto, erano gli esordi - o quasi – di Apeiron (nata nel 1997). Per intenderci non c’era ancora una vera e propria sede fisica a Kathmandu, come invece c’è oggi, con tanto di progetti più mirati e già attivi. I miei stessi compagni non potevano fornirmi indicazioni dettagliate su quanto avremmo trovato. Questo mi ha permesso di partire e soggiornare senza alcun pregiudizio di sorta: mi sono così ritrovata catapultata in una realtà completamente diversa. Laddove non ero una turista, ma non ero neppure una vera e propria volontaria, ero una spettatrice attiva, che si è trovata a dialogare senza parole con bambini di un mondo sconosciuto interagendo attraverso il karate portato come disciplina-gioco. Un’esperienza decisamente incredibile. Certo, l’anno prima era già stato attivato un progetto di recupero proprio nell’ambito dello sport come momento ricreativo e sociale, ma al nostro arrivo ci si era ben presto resi conto che non era andato tutto come si pensava: il fatto che sia importante assegnare alcune responsabilità agli stessi nepalesi non significa che non ci voglia una supervisione costante; tant’è che Sauro da allora vive a Kathmandu.
Ma tornando alla mia esperienza – che è poi stata la base ispiratrice del romanzo – credo di poter dire che mi ha lasciato un senso di colpa nei confronti di questi piccoli, che solo attraverso Un caffè a Kathmandu, anche se a distanza di anni, mi sembra di sciogliere, quasi come se mi stessi sdebitando. Sembra assurdo: ma pur non avendo nulla da darmi, questi piccoli mi hanno invasa con una valanga di riconoscenza che non meritavo, perché non avevo fatto ancora nulla per loro.
In poche parole, e poi concludo altrimenti ci riscrivo un altro libro: immagina di trovarti in mezzo a un campo a guardare in faccia a dei piccoli che brancolano distrattamente da quelle parti, per poi venir attorniato in modo curioso dagli stessi che ti seguono. Quindi inizi a fare alcune tecniche di karate, che loro riconoscono, e prendono così a copiarti… e via di seguito: con gesta e segni riesci a fare una bella lezione… che si conclude con una sorta di invito tacito a seguirti fino ad arrivare con questi bambini o alcuni di loro in un centro dove gratuitamente li sfamano… poi di nuovo liberi. E via così fino a conquistarti la loro fiducia che ti viene offerta tanto velocemente che neppure te ne accorgi e tu… rimani con una voglia infinita di fare qualcosa per farli stare meglio, ma non ci riesci…Insomma, invece di aver significato qualcosa, questa esperienza mi ha lasciato molto più di quanto avrei potuto immaginare…

 
In Nepal nonostante le proibizioni legislative del 1963, vige ancora un sistema castale: appartenere alle caste più basse significa essere privati di giustizia sociale e dignità umana. Nel tuo libro denunci anche questo tipo di discriminazione. Hai avuto modo di conoscere persone appartenenti a queste sfere sociali? Qual è il trattamento riservato agli intoccabili dalla gente del luogo e dai turisti?

…i turisti? E da quando in qua un turista perde tempo a guardare il lato oscuro di un paese di villeggiatura? Per il turista "Nepal” significa punto di partenza per la dimora delle Nevi eterne. E, d’altronde, credo che si possa anche capire. È una questione di punti di vista: un po’ sulla scia di quanto dice quella famosa citazione: “un nuovo viaggio non è partire per una nuova meta, bensì è partire con nuovi occhi”. Chiusa la parentesi riguardante il visitatore occidentale, mi permetto di trascrivere un passaggio dal romanzo così da riassumere in breve che cosa significa appartenere a una casta inferiore in questi paesi:

«Attraversiamo il fiume Vishnumati. Dal ponticello osserviamo una baraccopoli le cui basi poggiano su un terreno fangoso proprio sulle rive di questo flusso d’acqua di color marrone: un ammasso di lamiere e legname che fanno da riparo alle famiglie appartenenti alle caste inferiori. Tra queste ci sono i dalits, ovvero gli intoccabili, gli impuri, coloro che la sorte, o la loro legge divina, ha fatto reincarnare in una posizione sociale non degna del rispetto altrui. Essi, ad esempio, non possono entrare in un tempio, recarsi a prendere acqua nei pozzi, toccare il cibo di altre persone o vendere i propri prodotti. E pensare che sono ben il 21 %  della popolazione! In tutta l’India: 240 milioni tra bambini adulti e anziani.» 

Personalmente non so se tra i tanti bambini che ho incontrato vi era qualche intoccabile, per due motivi: 1° non è facile dialogare a parole con loro, e comunque spesso raccontano bugie per apparire migliori…; 2° non mi interessava: io non faccio distinzione. Tuttavia so che tra i progetti di Apeiron rientrava anche il recupero degli intoccabili in quanto – e di ciò mi sono sempre rammaricata – le grandi associazioni, come ad esempio l’Unicef , hanno (almeno a suo tempo così ci dissero le autorità competenti) stabilito per mezzo delle diverse statistiche che non vale la pena investire energie per il loro recupero, dal momento in cui la percentuale dei bambini che si salvano è sempre troppo bassa…

 
I ribelli maoisti lottano per l'abolizione della monarchia e della discriminazione castale, che cosa ne pensi della loro attività  rivoluzionaria?

Nel ’98 erano già attivi ma in modo molto più pacato. La guerriglia si è inasprita solo dopo l’uccisione del monarca allora in carica e di tutta la sua famiglia, dramma che ha permesso a uno dei peggiori elementi della discendenza reale (e stranamente l’unico erede rimasto in vita) di salire al trono. Di certo non si respira un’aria serena (anche se da qualche mese c’è un po’ di tregua). Tuttavia credo che la verità sia sempre nella via di mezzo: ovvero non ci sono giusti o sbagliati. Se da una parte vi è un dittatore che commette gravi errori, dall’altra vi è una fazione che, nel nome della giustizia, si permette di arrivare persino a rapire bambini per far loro abbracciare i fucili da puntare contro lo Stato… È ovvio che sarebbe bello trovare una soluzione perfetta, ma non potrei di certo essere io a suggerirla, neppure quale ipotesi… conosco il problema solo per sentito dire, come la maggior parte dell’Occidente. Tant’è che, di proposito, non ho voluto trattare questo tema, neppure nel romanzo. Tuttavia pare che con i recenti accordi di pace le cose stiano migliorando, anche se ciò è costato comunque la vita a 12'500 persone. 

Nel tuo libro sostieni che il Nepal, come il resto del Terzo Mondo, non ha bisogno principalmente di soldi, ma piuttosto di una guida che indirizzi la popolazione verso l'indipendenza. In che modo la onlus Apeiron, alla quale hai destinato il 50% del prezzo di copertina del tuo romanzo, sta aiutando questa gente a raggiungere una propria automia?

Apeiron agisce su più fronti. Ma uno in particolare la vede impegnata - dall’inizio dell’anno scorso e grazie all’esperienza acquisita sul campo - nella creazione di un marchio etico con il quale intende sostenere lo sforzo di realtà imprenditoriali nepalesi socialmente impegnate nella creazione di imprese, lavoro, riscatto sociale, valorizzazione delle risorse umane ed economiche del Nepal. In concreto, ad esempio, hanno dato già vita a una cooperativa per la produzione di sciarpe dahka con personale esclusivamente nepalese, e una figura esterna per il controllo della qualità e per la commercializzazione del prodotto in Italia. I contenuti sociali del progetto: monitoraggio costante delle condizioni di lavoro, salari adeguati, condizioni igienico-sanitarie adeguate, sicurezza sul lavoro, divieto di impiego di bambini. Per non parlare del fatto che nella sede della cooperativa, oltre a uffici e laboratorio, è stato creato un 'kinder heim', un'ala separata destinata ad ospitare i figli delle dipendenti, ai quali viene assicurata la presenza di operatori e la somministrazione dei pasti.
Dall’altra parte ha pure sostenuto l'allestimento e il funzionamento di una clinica sanitaria a Kirtipur, che si trova a circa Km 7 a sud di Kathmandu, dotata di uno staff sanitario comprensivo di 6 persone: 3 dottori, un pediatra e due fisiatri più 2 assistenti sanitari, un'infermiera, una farmacista. Tuttavia stanno operando anche affinché vengano fatti “a tappeto” dei training e incontri su: pianificazione familiare, immunizzazione, trasmissione di AIDS, di igiene intima e di educazione sessuale. Nel futuro pensavano persino alla possibilità di organizzare degli Health camps nei villaggi. A questo proposito stanno infatti cercando medici italiani e personale sanitario, con cui potersi scambiare esperienze e insieme organizzare questi campi. Questi sono solo alcuni degli esempi, ma diversi altri progetti sono in corso.
Insomma stanno cercando di fornire ai nepalesi gli strumenti per migliorare la loro sopravvivenza. 

Ti sei ispirata a persone realmente conosciute per creare i personaggi di Carlos e Franck?

In parte sì. Ma preferirei evitare di svelare le loro vere identità. Tuttavia non mi sono ispirata a persone esistenti solo nel caso di Carlos e Franck... In ogni caso è bene che sottolinei, che l’ispirazione si limita spesso all’aspetto e a qualche dettaglio curioso, o caratteriale, ma di certo i prototipi di Carlos e Franck non erano giornalisti o altro... 

Michela Levante, la protagonista del romanzo, non si separa mai da I promessi sposi del Manzoni: parte dalla Svizzera accompagnata dal vecchio libro di sua nonna e ne rilegge alcuni passi durante il suo soggiorno in Nepal. Questo romanzo ha per te una valenza particolare?

In un certo senso sì: questo libro mi ha dato il coraggio di mettermi a scrivere libri (di cui il primo realizzato è proprio Un caffè a Kathmandu, anche se è stato pubblicato prima L’angelo apprendista). Strano, a dire il vero. Di solito, infatti, quando si ha di fronte una simile opera, da certi punti di vista impareggiabile, viene messa in fuga qualsiasi velleità, per l’enorme abisso che risalta tra il proprio goffo lavoro e il capolavoro… e invece questo meraviglioso romanzo mi ha fatto capire che un libro non deve necessariamente essere amato e apprezzato da tutti. I promessi sposi, infatti, è odiato dalla maggior parte delle persone, solo per il fatto di essere stato oggetto di studi noiosi. Io non l’avevo mai letto fino a tre o quattro anni or sono: così, pagina dopo pagina, mi sono emozionata, mi sono lasciata catturare dal suono delle parole, mi sono fatta trasportare dalle vicende senza pensare ad alcun retroscena, senza analizzare null’altro che i turbamenti emotivi dei personaggi… E ti dirò che è davvero grandioso nella sua semplicità. Se tanta gente trova noiosa a tal punto da odiare una storia simile, “contro” i miei libri si potrà giustamente permettere di dire qualsiasi cosa… non sarà che la verità. A me basterà arrivare anche a pochi lettori, che però riescano a leggere ciò che ho desiderato raccontare…
La citazione di questo capolavoro nel mio misero libruncolo è stato quindi un omaggio di gratitudine.

A marzo uscirà  il tuo terzo libro, di che cosa si tratta?

Sarà  la ripresa con approfondimento di un articolo che scrissi a suo tempo per Il Giornale, in una rivisitazione narrata: quindi l’articolo che si trasforma in romanzo. Il reportage riguarda uno spaccato della vita di un giovane ticinese che, senza quasi rendersene conto, si è ritrovato incastrato in un giro di prostituzione d’alto bordo: dove è diventato lui l’oggetto in vendita. Da avvocato a gigolo per donne attempate della società  bene lombarda. Un mix di gran signore rivestite da paiette e carte di credito colme e straboccanti, che si trovano a fare la bella vita tra incontri di sesso e acquisti esosi, ma dove appena sotto il luccichio affiorano noia, paure e pericoli. 

 

copyright © bazarmagazine.ch

Postato da: mmazzi a 13:01 | link | commenti (9) |
h segnalazioni, h interviste

sabato, 10 febbraio 2007
Da Sesso stanco a Un gigolo in doppiopetto

Tempo fa avevo segnalato l'apertuna di un mio nuovo blog.

Oggi avviso che lo stesso ha cambiato link...
www.ungigoloindoppiopetto.splinder.com
venite a trovarmi anche da quelle parti.

A presto e un grazie per la pazienza di coloro
che mi hanno scritto segnalandomi che non trovavano più
il precedente blog, che - ripeto - ha solo cambiato indirizzo.

Postato da: mmazzi a 10:53 | link | commenti (11) |
e diversi

 

Eccomi

Blogger: mmazzi
Nome: Manuela Mazzi


Chi sono?

Di certo non sono più adolescente, anche se ad alcuni piace definirmi naif. Sono invece una giornalista, ma non di quelle che diventano famose: non ho intenzione di scendere a certi compromessi. Tuttavia ho intenzione di lottare per continuare a scrivere, a esprimere ciò che ho dentro, a spiegare e raccontare quanto mi va di dire. Ecco il motivo per cui ho deciso di iniziare a scrivere libri... sia mai che in questo modo io riesca finalmente a "parlare al mondo" senza censure di sorta. Il mio nome è Manuela Mazzi.

A metà maggio 2005 è uscito il mio primissimo libro intitolato "L'angelo apprendista", mentre a metà maggio 2006 è stato pubblicato il romanzo "Un caffè a Kathmandu". L'ultimo nato è invece "Un gigolo in doppiopetto" uscito a inizio aprile 2007.

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NEWS / Informazioni

Chi desidera informazioni in merito al contenuto de "L'angelo apprendista", è pregato di consultare il sito:
www.
angeloapprendista. splinder.com

oppure di prendere contatto direttamente con me via e-mail: Grazie!
E-mail:
angeloapprendista @tiomail.ch
uncaffeakathmandu @tiomail.ch
 

ISBN: 88-89243-31-7


Per la Svizzera: formulario per L'angelo apprendista

Per l'Italia:



In vendita da metà maggio 2006 anche il libro intitolato “Un caffè a Kathmandu”, uscito nella collana "Un libro in aiuto" per le edizioni Progetto Cultura 2003, Roma e già descritto come “un viaggio nel viaggio” dall’attivista fiorentino, Sauro Somigli, che ne ha curato la prefazione. Di fatto, si tratta di un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi. Un libro a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.

 

ISBN: 88-89243-95-3

Per la Svizzera:

formulario per Un caffè a Kathmandu

Per l'Italia:



A inizio aprile 2007 è uscito il mio terzo libro intitolato "Un gigolo in doppiopetto". La confessione-denuncia di un giovane gigolo ticinese al servizio di donne attempate della società bene lombarda, comasca e ticinese in una storia vera. Dalla recensione di Salvatore Feo su TicinoOnLine: "In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese. Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. È il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese".

 

ISBN: 978-88-902810-0-6

Chi desidera acquistare il libro "Un gigolo in doppiopetto" - dalla Svizzera - è invitato a scaricare il seguente formulario:

formulario per Un caffè a Kathmandu

oppure a prendere contatto direttamente con me via e-mail: fuori quindi dalla blogosfera! Grazie. E-mail:
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photomamaedition@hotmail.com

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