«Un caffè a Kathmandu»

Questo è il blog omonimo
del libro denuncia uscito nel mese di maggio del 2006.
Un romanzo giallo incentrato
sulla situazione precaria dei bambini di strada nepalesi,
con... una sfumatura rosa.

Copertina Un caffè a Kathmandu Copertina Un caffè a Kathmandu Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà:
il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto
sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu
che opera per difendere i più elementari diritti di bambini, donne e uomini


Per acquisti dall'Italia:


Per acquisti dalla Svizzera:

formulario per Un caffè a Kathmandu



ISBN: 978-88-902810-0-6

Per acquisti dalla Svizzera:

formulario per Un gigolo in doppiopetto


NEWS: da agosto è on-line il mio nuovo sito ufficiale - http://manuelamazzi.altervista.org


giovedì, 29 giugno 2006
LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE

■■■ LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE ■■■

► CHIARA MARRA INTERVISTA MANUELA MAZZI



1.L'idea del tuo viaggio in Nepal è nata grazie a Sauro Somigli, tuo maestro di karate durante uno stage. Quanto tempo ci è voluto per convincerti a intraprendere questo tuo viaggio che hai compiuto nel 1998?




  •  
Meno del tempo necessario per formulare un pensiero. Devi infatti sapere che adoro viaggiare. Ho sempre cercato di non perdere le occasioni che mi si presentavano, soprattutto in quel periodo, sulla scia del principio "Carpe diem". Ritengo che ogni opportunità di ampliare le proprie conoscenze vada presa al balzo, ragion di più se alla base, oltre al viaggio in una terra sconosciuta, vi era la possibilità di fare un'esperienza come quella che ho poi avuto modo di vivere. Per non dilungarmi troppo, quindi, posso dirti che l'iniziativa di partire è venuta da me semplicemente ascoltando i racconti di chi vi era già stato, un paio di telefonate, il biglietto dell'aereo dopo le vaccinazioni del caso e… via!

2. Per diffondere ad ampio raggio le vicende della tua esperienza in Nepal hai scelto una strada originale: il tuo romanzo Un Caffè a Kathmandu. Come mai il tuo spirito da scrittrice ha prevalso su quello di giornalista e fotografa?

A dire il vero, l'animo della scrittrice ha, sì, prevalso sullo spirito giornalistico - anche se da un certo punto di vista la necessità di denunciare questa situazione deriva proprio dal "ardente fuoco" che bruciandomi all'interno mi fa fare il lavoro che faccio - ma non su quello della fotografa. La mia idea iniziale, di fatto, era quella di inserire anche i tanti scatti che ho custodito in ricordo, ma i costi non me lo hanno permesso. Ad ogni modo, per rispondere, non avrei mai sentito appagato il desiderio di trattare questa tematica in modo approfondito sintetizzando il tutto in un articoletto, che sarebbe comunque passato inosservato ai più: i giornali una volta letti vengono cestinati, i libri rimangono a ricordarti la storia.

3. In Un Caffè a Kathmandu, che potremo definire un romanzo giallo a sfondo rosa, la protagonista si chiama Micky Levante, anche se si nota chiaramente uno sfondo autobiografico, ma l'approccio che hai avuto con il tuo romanzo è stato del tutto fedele alla realtà del tuo viaggio o hai creato anche delle situazioni immaginarie?

C'è molto, ma non tutto. Ti dirò di più, la mia stessa mamma, dopo aver letto il libro si era convinta che alcune vicende fossero realmente accadute, mentre erano completamente inventate (se pur su una base realistica)… ancora oggi - di tanto in tanto - fa riferimento a qualcuna di queste vicende come se li avessi davvero vissute. Ma c'è comunque molto, anche se forse un po' travisato. Di certo la maggior parte delle descrizioni paesaggistiche, per non dire tutte, così come le tradizioni e la cultura nepalese, ma anche alcuni incontri, la situazione dei bambini, i centri visitati, la tempistica di viaggi e spostamenti, tutti i ragionamenti personali, anche la casa di mio nonno… riproducono la realtà, mentre la storia tra i personaggi è inventata, anche se sulla base di fatti realmente accaduti o verosimili: e sta proprio qui il mix degli ingredienti.

4. La problematica principale del tuo libro è la denuncia della situazione disagiata degli 'street children', i bambini nepalesi che vivono sulle strade, cosa ti è rimasto più impresso della loro condizione?

La consapevolezza di doversi bastare già in così tenera età, a 5, 6 anni; la grinta e la competizione che, ad esempio, i raccoglitori di letame nei campi mostravano difendendo la proprietà dei propri sacchi di iuta; gli occhi corvini sgranati e dilatati di un volto troppo giovane per drogarsi ogni giorno; la paura di vedersi limitata la libertà, a costo di rinunciare al piatto caldo della settimana, alla stessa sopravvivenza; la voglia di vivere e giocare nonostante tutto…

5. Oltre ai bambini di strada accenni anche al pericolo di uomini spregiudicati che si muovono nell'ambito del commercio di donne e della prostituzione. Cosa si può dire al riguardo?

Un libro intero… tanti libri… e non sarà mai abbastanza. Una cosa però è certa: molta colpa è di noi occidentali, soprattutto di quelli che sfruttano il turismo del sesso. Perché non va dimenticato che nella maggior parte dei casi riguardanti il commercio di donne e della prostituzione in questi paesi si trovano coinvolti i BAMBINI, pure i maschietti. In posti come il Nepal, ma ormai non solo, è questo che deve scandalizzare di più… Se è vero che tutto il mondo è paese, e le donne sfruttate ci sono pure dietro l'angolo della strada di casa mia, là si parla di pedofilia, di abusi su minori! Tant'è che in quel periodo venni a sapere, ad esempio, che un inglese "padre adottivo di un figlio a distanza" andò a trovare il suo figlioccio per trascorrere un po' di tempo insieme: il piccino dopo un mesetto di "vacanza" rientrò nel centro che lo ospitava con "cattive abitudini"… purtroppo altri bambini, allo stesso modo, ma di "genitori putativi" diversi non rientrarono mai!
Quello che mi rabbrividisce ancora di più è che oggi, anche da noi - la cronaca lo testimonia - emerge di continuo l'esistenza di questi traffici.

6. La tua missione principale in Nepal è stata quella di fotoreporter, se in un unico scatto dovessi ricordare il tuo viaggio, dove si poserebbe l'obiettivo della tua macchina fotografica?

Mi piace molto questa domanda. Anche se in realtà in Nepal ci andai per aiutare a recuperare i bambini di strada (questo è probabilmente uno dei lapsus derivato dal mix del reale con il romanzato). Partii a tutti gli effetti come karateka e, uno dei miei compiti, a parte l'osservare e vivere l'esperienza di un nuovo mondo, è stato anche quello di radunare i bambini nei campi a Pokhara, dove poi ho impartito qualche lezioncina di karate-giocato. In ogni caso, come ho già detto, la domanda mi piace quindi voglio approfittarne: lo scatto che prediligo ritrae un bambino che si lava il corpo lurido e incrostato da mesi di sporco, con una spumeggiante schiuma di sapone candida come la neve, mentre mi sorride, solo per aggiudicarsi uno scatto fotografico. Questa immagine racchiude la volontà di emergere da quel mondo, di trovare la propria unicità rispetto agli altri, di essere tanto speciale da meritarsi l'attenzione di un obiettivo; ma anche il gesto simbolico di una rigenerazione nell'atto di togliersi di dosso una vita di stenti.

7. Passiamo alle tematiche più leggere del tuo libro. Tu in qualche modo "discrimini" chi s'interessa al Nepal per i falsi miti new age e allo yoga. Che tipo di viaggio consiglieresti a chi vuole conoscere il vero volto di questo paese?

Sia ben chiaro che non sono contro né alla new age (non avrei scritto L'angelo apprendista) né allo yoga e alle discipline orientali più in generale (non praticherei il karate). Tuttavia contro un 20 percento di "buoni propositi" si trova un ingombrante 80 percento di ingannatori che approfittano dei tanti occidentali delusi, senza rotta, in cerca di non sanno che cosa, spiritualmente deboli, psicologicamente labili. Non colpevolizzo tanto i "monasteri turistici", ma piuttosto coloro che si spacciano per guru dalle nostre parti. Come disse anche Marcel Proust "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi orizzonti, ma nell'avere occhi nuovi". Il mio consiglio, pertanto, non può essere che quello di sintonizzarsi sui… particolari: per guardare dentro noi stessi non serve andare in Oriente.

8. Micky la 'svizzerotta' è una persona spesso sospettosa e critica nei colpi di fulmine amorosi. È un ritratto che rispecchia te stessa?

Oh, sì! Certo. Mi rispecchia molto: e non solo al riguardo dei colpi di fulmine, ma nel rapporto di copia in generale. Anche se da 6 anni ho trovato - almeno spero/credo - l'eccezione...

9. Sei rimasta in contatto con i tuoi "colleghi" e con le persone che hai conosciuto durante la tua avventura in Nepal?

I "colleghi"? In Nepal sono andata con Sauro Somigli, che oggi vive a Kathmandu e ha scritto l'introduzione al libro, e con altri due karateki, di cui però ho perso le tracce. Per un po' sono riuscita a rimanere in contatto con un paio di street children recuperati, ma a un certo punto ci siamo persi, probabilmente per disguidi negli invii postali. Pensa che pure la bozza del libro ho dovuta inviarla due volte: la prima è arrivata due o tre mesi dopo l'invio…

10. Hai intenzione di ripetere la tua esperienza in Nepal o quanto meno di scrivere un altro libro incline allo spirito di solidarietà?

Sì e sì. Se non fosse per il tempo troppo tiranno e la mancanza di soldi (la mia situazione è cambiata parecchio da allora) quest'anno avrei già avuto modo di tornarci: Sauro e Silvia (la presidentessa di Apeiron) mi hanno invitata ben due volte… ma prima o poi ci vorrei proprio tornare. Per quel che riguarda l'idea di scrivere un altro libro "sociale", ebbene non a caso faccio concludere Un caffè a Kathmandu con un inizio… Di fatto vorrei portare a compimento un trittico su tematiche diverse in luoghi diversi.

Postato da: mmazzi a 09:50 | link | commenti (5) |
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lunedì, 26 giugno 2006
Recensione di Chiara Marra in arte Groudy.Blue

A volte capita proprio di incontrare amicizie che vanno oltre... la rete. Non è la prima volta. In questa splendida blogosfera ho già avuto modo di stringere un’amicizia sincera con Lucia, in arte Nuvola. Oggi mi ritrovo con una nuova amica, Chiara, che si sta prodigando per aiutarmi a sostenere questo progetto. Certo, non è l’unica, ma lei in modo particolare si sta superando. A tal proposito mi ha pure fatto un’intervista che desidero ora riportare qui di seguito con la sua mirata recensione. (che appare anche cliccando su questo link:

 

Il Nepal in un romanzo rosa a tratti giallo

Un'opinione di Groudy.Blue su
Un caffè a Kathmandu (Manuela Mazzi)
(22 Giugno 2006)



La valutazione:

 

Vantaggi:          un libro finalizzato alla solidarietà per il Nepal grazie alla donazione del 50% del ricavato all'associazione no profit Apeiron Onlus, che opera direttamente a Kathmandu per il recupero degli street children... ma anche un romanzo leggero e divertente

Svantaggi:        nessuno

 

 

Con Un Caffè A Kathmandu, Manuela Mazzi sceglie il tragitto inconsueto del romanzo per parlare della problematica degli street children nepalesi: se sullo sfondo è la denuncia del degrado in cui versa il Nepal, in primo piano viene fuori l'insolita veste di un appassionante romanzo rosa, che a tratti si tinge di giallo tra misteri e spionaggio.
Ecco dunque il modo più scorrevole per arginare l'enfasi stereotipata di un discorso complesso rendendolo vivo nell'interesse non solo degli addetti al settore, ma anche dei curiosi alla ricerca di un romanzo particolare.

Se Un Caffè A Kathmandu è un romanzo che diverte, appassiona, di certo la sua autrice, la giornalista e fotografa free lance ticinese Manuela Mazzi, non dimentica nemmeno la funzione di sensibilizzazione sociale del suo romanzo: alla base è la sua esperienza autobiografica che l'ha vista protagonista di un viaggio in Nepal intrapreso nel 1998 grazie allo sprono di un suo maestro di karate, Sauro Somigli, attivista e co-fondatore con Silvia Del Conte dell'Associazione Apeiron (www.apeiron-aid.org): un ente ONLUS con sede legale a Firenze, che opera direttamente a Kathmandu prestando aiuto all'integrazione dei bambini di strada autogestendosi e autofinanziandosi grazie ai suoi volontari.

Ovviamente, l'idea di questo romanzo non poteva non sposarsi con la beneficenza: il 50% del ricavato delle vendite di Un Caffè A Kathmandu, infatti, andrà a sostenere proprio il progetto
Apeiron ONLUS

LA TRAMA

La
fotografa svizzera Micky Levante parte alla volta di Kathmandu e del vicino villaggio di Pokhara per documentare la situazione degli street children, ma il suo viaggio sarà anche pieno di emozioni personali e colpi di scena.
Cosa succede, infatti, se una giovane donna come lei, sempre sulla difensiva e disillusa dall'amore a prima vista incontra due compagni di viaggio come Carlos, l'affascinante cameraman tenebroso e taciturno di origini spagnole e il giornalista estroverso e fin troppo burlone Franck?
Tutto prende piste inaspettate: turisti imbevuti di culti new age taroccati, misteri di scambi sospetti e indagini dei servizi segreti… è un grande marasma di eventi e situazioni a sorpresa, ma che assolutamente non dimenticano lo sguardo essenziale ma deciso sul Nepal e sui suoi problemi: dai bambini al degrado igienico, alla spregiudicatezza truffaldina di occidentali disonesti, fino ai consueti
inconvenienti di salute del "mal di monsone".

► UN CONCLUSIONE

La visione caleidoscopica ed estremamente vicina al lettore, fa di Un Caffè A Kathmandu un ottimo spunto per tracciare senza complicati intellettualismi lo scorcio nepalese di uno Stato con i suoi grandi problemi, ma anche con il suo grande fascino che può anche aprire un nuovo orizzonte nel lettore, che ne dite? Apeiron organizza anche viaggi culturali in Nepal per familiarizzare la cultura di questo paese vivendo a stretto contatto con essa…

Ma se il viaggio vi sembra troppo lungo, Un Caffè A Kathmandu e Manuela Mazzi saranno i vostri compagni di viaggio per un soggiorno immaginario, a tu per tu, con il Nepal sulla scia di un romanzo che si legge tutto d'un fiato!

► CHI E' MANUELA MAZZI

Manuela Mazzi nasce a Locarno (Svizzera) nel 1971.
È giornalista professionista e fotografa, ha scritto per diverse testate della stampa ticinese e ha collaborato in Italia con Il Giornale come corrispondente dalla Svizzera Italiana.
Attualmente lavora nella redazione del settimanale d'approfondimento Azione e produce servizi fotografici in veste di free lance.
Oltre a Un Caffè A Kathmandu, pubblicato nel 2005 con la casa editrice Progetto Cultura 2003 ha pubblicato il racconto new age L'Angelo Apprendista. Un romanzo che in poche settimane ha esaurito due ristampe.

► CONTACTS:

Manuela Mazzi, casella postale 1615
6648 Minusio - Ticino/Svizzera

e-mail: uncaffeakathmandu@tiomail.ch

blog: www.uncaffeakathmandu.splinder.com


Nel prossimo post pubblicherò
il seguito tratto dalla rubrica

■■■ LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE ■■■

► CHIARA MARRA INTERVISTA MANUELA MAZZI

Postato da: mmazzi a 18:40 | link | commenti |
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Recensione su AZIONE

Ringrazio tanto anche Simona Sala che mi ha pubblicato una recensione sul settimanale per cui lavoro: grazie! Ecco di seguito l'articolo apparso settimana scorsa.

Una lettura a favore dei più deboli

di Simona Sala


Kathmandu fa parte di quelle mete cui si va con il pensiero quando si immagina un certo tipo di spiritualità o il trekking d’alta quota. L’approccio di Manuela Mazzi (giornalista locarnese che ha già collaborato per diverse testate ticinesi e italiane, e ora lavora per Azione) con la capitale del Nepal è stato diverso: recatavisi per un’esperienza umanitaria con l’associazione Onlus Apeiron, una mano per il Nepal, durante il suo soggiorno a Kathmandu ha potuto intuire, quando non addirittura vedere con i propri occhi, l’altra faccia della medaglia chiamata turismo. Un business ormai fuori controllo, che non produce dunque solamente ottimi introiti grazie ai soldi lasciati da chi il Nepal lo visita per un ampliamento dei propri orizzonti o per la conquista di una vetta, ma una nuova realtà fatta anche di abusi sugli indigeni più deboli, caratterizzata da quotidiane ingiustizie e dall’assenza totale di quei diritti umani che per noi sono ormai da decenni scontati. L’autrice di Un caffè a Kathmandu (che in passato ha già pubblicato L’angelo apprendista di cui abbiamo riferito su queste pagine) vuole con il suo libro più recente, uscito per i tipi di Progetto Cultura 2003 nella collana «Un libro in aiuto» dare voce proprio a quelli che normalmente non ne hanno, permettendo così in qualche modo di sensibilizzare anche quella parte di universo che non è abituata a chinarsi su questo tipo di problemi, o semplicemente non se la sente di affrontare un problema di cu i il responsabile principale spesso è l’uomo occidentale. La situazione del Nepal non rappresenta certo una novità in questo senso, da anni giungono, infatti, fino a noi notizie di soprusi perpetrati sui bambini nelle Filippine, in Thailandia e recentemente anche in Perù, che però a denunciare questi retroscena, seppur in modo romanzato (come lo definisce l’autrice stessa, si tratta di un romanzo giallo, ma con una sfumatura rosa) e molto piacevole alla lettura, sia proprio una ticinese, rende gli avvenimenti ancora più vicini a noi, alla nostra quotidianità. E l’acquisto del libro di Manuela Mazzi comporta un’azione che va già oltre la semplice riflessione: il 50% del prezzo d i copertina del libro (12 euro, 20 franchi) sarà, infatti, devoluto proprio all’associazione Onlus Apeiron. Un caffè a Kathmandu in Ticino si trova nelle seguenti librerie: nel Locarnese, alla Kon- Tiki e alla libreria Locarnese; nel Bellinzonese alla Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libreri a Dietro L’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto, alla Cartolibro AZ.

Postato da: mmazzi a 14:33 | link | commenti |
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Da Ticino Management Donna

Essendo trascorse un paio di settimane, mi sento oggi autorizzata a riportare il contenuto dell'articolo apparso su Ticino Management Donna. La redazione gentilmente mi invitò a scrivere in merito alla situazione dei piccoli nepalesi, permettendomi nel contempo di promuovere il libro (vedi box, che però non riporto in quanto il contenuto è già noto).


Ticino Management Donna 1

Cenerentole e piccoli prìncipi

Basterebbe poco per aiutare
i bambini di strada nepalesi

 

Spaccano pietre lungo i fiumi per produrre ghiaia. Raccolgono letame secco dai prati da rivendere ai contadini. Spacciano droga su incarico di protettori. Sniffano colla per resistere alle fatiche. Fanno tappeti lavorando giornate interminabili. Vengono arruolati dai guerriglieri che li costringono ad abbracciare le armi. Mentre le ragazzine si prostituiscono per pochi soldi, tanto che alcuni le hanno ribattezzate le Cenerentole della strada. Altre sono invece più fortunate: seppur ridotte a un forma molto simile alla schiavitù, si trovano al servizio di terrieri o comunque ricchi signori che, in cambio di cibo e un letto, le fanno sgobbare come sguattere. Molte vengono “commercializzate” per scopi sessuali in India e in Tailandia. Quasi tutti fanno l’elemosina. La maggior parte dorme per strada, nei campi o al coperto di qualche cartone. Molti, troppi… muoiono.

Un’istantanea per descrivere la realtà dei bambini nepalesi, i cosiddetti bambini di strada che pullulano in città asiatiche come Kathmandu. Cuccioli d’uomo che in parte per necessità, in parte per scelta, in parte forzati si sono ritrovati ad affrontare la vita da soli, tanti già a 4 o 5 anni. Di fronte a una radiografia simile è persino inutile cercare paragoni con la nostra realtà, dove i problemi maggiori tra i giovani, salvo qualche rissa, sono rappresentati dalla marca dei vestiti - se non sono alla moda non sei nessuno – o dal modo di portarli; oppure dall’ultimo film visto, o ancora dal possedere o no un determinato videogame o telefonino. Ma come sempre la ragione dovrebbe stare nel mezzo, e anche noi, volendo, qualcosa potremmo fare per migliorare certe realtà parallele.

 

Sono già stati in molti a denunciare l’esistenza di simili piaghe. Il mondo ne è pieno: sia di situazioni precarie, sia di denuncie. Il problema però è che, nonostante tutto, si tende troppo spesso a semplificare. Così ci si ritrova con la soluzione di ogni dramma a portata di mano: per placare una sorta di senso di colpa che affligge chi generalmente legge di certe ingiustizie, trovandosi dall’altra parte della sponda, si dirà che tuttavia questi bambini sorridono sempre (nda: ma lo fanno solo per cercare di comprarti nel tentativo di ricavare qualche spicciolo) e hanno dei grandi occhioni che t’illuminano di gioia (nda: di fatto dilatati per le droghe). I più intraprendenti invece si buttano nella tanto decantata esperienza dell’adozione a distanza. Laddove però, se non si sta più che attenti si può rischiare di causare più danni che altro (basterà sospendere il contributo – a seconda dell’associazione – per far rimettere il “proprio” bambino per strada!). Altri invece, parlando del Nepal, preferiscono chiudere gli occhi per riaprirli solo sulle grandi catene montuose, sede delle nevi eterne, come se tra l’India, il Tibet e la Cina ci fossero solo ed esclusivamente le montagne. Per non parlare dei tanti turisti che giungono in terra nepalese pieni di buoni propositi: indossando i panni dei samaritani, si prodigano per distribuire ricchezze, ovvero spiccioli per noi occidentali, a destra e a manca. Senza rendersi conto che invece di annaffiare piccoli germogli di speranza, gettano diserbante sul fertile terreno delle tante onlus che operano sul posto nel tentativo di recuperare questi piccini. Perché fin quando trovano da mangiare i bambini di strada preferiscono la libertà. Parola che dalle nostre parti riveste un valore assolutamente positivo, ma che mal utilizzata crea solo illusioni e un futuro incerto per tutti loro: un demonio vestito da angelo.

 

Ed è proprio nel nome della “libertà”, che alcuni di questi cuccioli trovano la morte giornalmente: “ogni giorno 205 bambini perdono la vita! Su 100mila bambini che muoiono al di sotto dei 5 anni il 55 percento è per malnutrizione. Il 60 percento dei ragazzi e l’80 percento delle ragazze non sanno né leggere né scrivere: due nepalesi su tre sono analfabeti. Considerando il fatto che il 52% della popolazione totale (si parla di 23 milioni, anche se sono dati approssimativi in quanto molti, specialmente le donne, non hanno la cittadinanza) sono bambini inferiori ai 18 anni, su una media di 100 bambini, 93 vivono nei villaggi a parecchie ore, fino a giorni interi, di marcia a piedi dalle città, dove invece vivono gli altri 7; 40 appartengono a famiglie molto povere; solo 60 sono ammessi alla scuola, e soltanto 27 completano il primo livello.

D’altronde in questo paese il 71% degli abitanti vive in totale povertà e l’80% della popolazione tira a campare grazie all’agricoltura: con 2 dollari un bambino mangia per una settimana.

Ogni anno nascono circa 450mila bambini (2.286 ogni giorno - 95 ogni ora); ogni anno ne muoiono 75mila

(205 ogni giorno). Ciononostante esiste un solo ospedale per bambini e un pediatra ogni 144mila infanti. Ben

5mila bambini lavorano e vivono per strada, mentre sono 127mila i bambini sfruttati, spesso per meno di 5

dollari al mese. 1.500 ragazzine incinte, su 100mila, muoiono durante il parto e, più precisamente, ogni 2 ore

muore una donna nel tentativo di dare alla luce il proprio figlio. Infine, ogni anno tra le 5.000 e le 7.000 donne e bambine vengono portate in India per farle prostituire, mentre è stato verificato che un centinaio di ragazzini sono tenuti prigionieri da adulti. I dati ovviamente peggiorano di anno in anno, nonostante il forte impegno dei tanti volontari”.

 

L’insieme di queste informazioni – che sono riportate nel libro “Un caffè a Kathmandu” (vedi riquadro) – sono state verificate e aggiornate quest’anno direttamente dalla Onlus Apeiron Nepal, un’associazione di volontariato non governativa che opera sul posto per aiutare i cosiddetti bambini di strada. Questa ovviamente vuol essere solo una precisazione per avvalorare il contenuto di questo articolo, fondato su dati di fatto e non puramente su opinioni.

 

Esiste una soluzione? Piuttosto che continuare con la diffusa politica assistenzialistica e clientelare, sarebbe meglio promuovere nuovi modi di fare sviluppo, ad esempio contribuendo alla realizzazione e alla coordinazione di progetti di sostegno e sviluppo rivolti ai membri più deboli della società civile. Il tutto con il proposito di informarli su quei diritti fondamentali che la realtà nepalese - ma non solo lei - fatta di esclusione, marginalità e sfruttamento, non riesce a garantire. In altre parole occorre puntare sull’educazione scolastica e sulla formazione al lavoro per creare membri attivi, formare uomini e donne autonomi e consapevoli delle proprie abilità. Al di là di questo Apeiron invita a investire un po’ di quello spirito caritatevole finanziando con piccoli contributi associazioni serie e mirate, piuttosto che “comperare” un bambino da mantenere a distanza, oppure sperperare spiccioli durante le nostre gite turistiche in terre povere, alimentando questa piaga. Insomma, anche in questo caso si potrebbe parlare di migliorare nell’ambito del cosiddetto “turismo sostenibile”, proprio ora che le vacanze sono alle porte…

Ma.Ma.

 

Postato da: mmazzi a 14:12 | link | commenti |
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venerdì, 16 giugno 2006
Articolo su Ticino Management Donna

In questi giorni sono felicissima perché
è apparso un mio articolo sulla situazione dei bambini
di strada in Nepal
con segnalazione del libro sulla rivista
Ticino Management Donna N° 26 - Giugno 2006
che rimarrà in vendita nelle edicole per i prossimi tre mesi.

A tal proposito ringrazio la direttrice del magazine
Elisabetta Sagramoso Calegari.

Di seguito riporto la scansione della copertina
e delle tre pagine contenenti l'articolo. In seguito non
escludo di riportare anche il contenuto, 
ma non mi sembra corretto farlo subito.

Ticino Management Donna 1Ticino Management Donna 2

Ticino Management Donna 2

Ticino Management Donna 4

Postato da: mmazzi a 15:55 | link | commenti (10) |
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giovedì, 15 giugno 2006
Cartella stampa scaricabile

Grazie a Kultvirtualpress è possibile
visionare l'intera cartella stampa
de "Un caffè a Kathmandu"

qui

Postato da: mmazzi a 12:33 | link | commenti (1) |
d libro, b tema e trama

domenica, 11 giugno 2006
Nuove segnalazioni

Ringrazio anche i responsabili dei seguenti siti:

SOTTOCOPERTA

Sottocoperta

PRODIGIT

Prodigit

Postato da: mmazzi a 21:28 | link | commenti (2) |
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martedì, 06 giugno 2006
Segnalazione su Ticinoonline

TicinoOnLine


Tio.ch 1

Tio.ch2


QUESTO IL CONTENUTO

Nelle librerie “Un caffè a Kathmandu” della ticinese Manuela Mazzi
 
Un libro denuncia sul tema dei bambini di strada nepalesi, attraverso un viaggio all'interno di questa terra orientale

 

LUGANO - È uscito di recente nelle librerie italiane e e in quelle ticinesi un libro dal titolo “Un caffè a Kathmandu”, di Manuela Mazzi, giornalista ticinese che ha lavorato per diverse testate giornalistiche del nostro cantone e per il quotidiano italiano "Il Giornale".

Il libro, pubblicato per le edizioni Progetto Cultura 2003, è un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi, attraverso un viaggio all'interno di questa terra orientale.

Un viaggio che sottolinea le scarse garanzie dei diritti fondamentali dei membri più deboli della società civile, che cerca di stimolare un approccio globale allo sviluppo umano e cerca pure di sostenere un turismo consapevole, sostenibile e alternativo. Ma a catturare l'attenzione del lettore sarà anche la trama del romanzo a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.

Il verdeggiante paesaggio, il clima capeggiato dal monsone e l'inquinamento atmosferico della nazione terra delle nevi eterne, ma anche la svogliatezza, le contraddizioni e la povertà di un popolo che ama la libertà, così come le tradizioni, le convinzioni e un'infinità di particolari che immortalano il Nepal per quello che è oltre alle montagne, è quanto emerge giocoforza tra le righe di «Un caffè a Kathmandu»; un Nepal descritto dall’autrice sulla base di una sua personale esperienza, che l’ha portata nel 1998, proprio sotto l’egida di Apeiron, a vivere per un mese in quella terra lontana, mettendosi a contatto giornalmente con i bambini di strada.

"Lo spunto di scrivere "Un caffè a Kathmandu" è derivato da un'esperienza personale che ho avuto modo di vivere nel 1998, quando mi recai in Nepal - spiega l'autrice - Vi rimasi un mese, all'interno di una spedizione organizzata da un'associazione di volontariato italiana, per constatare la drammatica situazione dei Bambini di strada".

Colpisce la copertina del libro che è al contrario. "La linea editoriale della collana “Un libro in aiuto” - che raccoglie libri di argomento sociale volti a ribaltare i comuni valori ponendo in primo piano l'amore e la solidarietà – ha pensato proprio di accentuare questo ribaltamento sulla copertina, dove campeggia un grande cuore rosso, facendola apparire fatta al contrario" ha spiegato Manuela Mazzi.

Maggiori informazioni sui punti vendita dove è possibile acquistare il libro

La trama

Michela, una fotografa ticinese - nata e vissuta nel cantone svizzero di lingua italiana -, vince un concorso di lavoro internazionale indetto da un'associazione di volontariato non governativa tricolore: partirà, alla volta del Nepal per un mesetto o poco più, con altri due colleghi sconosciuti (Carlos, cameraman spagnolo e Franck, un giornalista inglese residente da anni in Italia, che fungerà da capo-gruppo carismatico). Il loro compito sarà quello di sviluppare un progetto particolare: un filmato-documentario sui “children street”, ovvero sui bambini che vivono per strada. Ed è proprio durante le loro uscite, necessarie per effettuare le riprese e gli scatti fotografici da supporto al progetto, che viene descritta con parecchi dettagli la realtà di questi cuccioli d'uomo, appartenenti spesso alle caste inferiori. Tra gli argomenti trattati viene anche data un'opinione - con un pizzico di tono polemico - sulle adozioni a distanza: sempre più di "moda" in occidente.

Postato da: mmazzi a 17:26 | link | commenti (4) |
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Segnalazione su kultvirtualpress.com

Mentre tra gli ultimissimi pubblicati segnalo con gioia il seguente sito:

kultvirtualpress.com

Kultvirtualpress.com

Postato da: mmazzi a 17:25 | link | commenti |
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Segnalazioni nel mondo virtuale

Nel frattempo, oltre a ciò che riguarda i media più classici, ho avuto il sostegno di diversi siti d’informazione su internet, che ringrazio segnalandone i link:

 

VIAGGIATORI ON LINE 

Viaggiatori On Line

 

VARESE MAGAZINE

Varese Magazine

INFO PINO 

InfoPino

 PIANETA.COM

Pianeta.com 

 CHIARA MARRA Chiara Marra

 

Grazie a Chiara ho incontrato anche quest'altro sito con la seguente scritta
nel blog Bookcafé:

La goccia di Oceano Mare ,
Un caffè a Kathmandu - Solidarietà per il Nepal
ecco il nouvo libro di Manuela Mazzi

Bookcafé

 

Per non parlare dei diversi blog che a oggi mi hanno dato la possibilità
di segnalare la notizia. Con mia grande gioia ringrazio anche tutti loro
nella speranza che la lista si allunghi ancora e chiedendo già da ora scusa
a coloro che non ho inserito per svista. Ma attendo vostre segnalazioni!

 

 http://spaghidautore.splinder.com/

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Postato da: mmazzi a 17:23 | link | commenti (3) |
h segnalazioni, h interviste, h recensioni

Prime segnalazioni...

Andando con ordine mi sono presa la briga di marcarmi la lista
delle prime segnalazioni, recensioni o interviste dedicate al libro
"Un caffè a Kathmandu".

La prima segnalazioni in assoluta è avvenuta con largo anticipo
sull'uscita per questioni pratiche: il 20 aprile 2006, infatti, è andata
in onda una mia intervista radiofonica fattami da Andrea Di Franco
della RETE UNO per la radio della Svizzera di lingua italiana.
Che se un giorno riesco a rimetterci le mani sopra non escludo
la possibilità di trascriverla...

Il 10 maggio appariva su LaRegioneTicino l’articolo molto letto – mi
baso sulle telefonate che ho poi ricevuto -, mentre il 12 maggio a dedicare
un articoletto di lancio al libro è stato il  Giornale del popolo.
(Non riporto il contenuto nel dettaglio in quanto ricalcano entrambi – a grandi
linee – il comunicato stampa).

Mentre l'8 giugno è stata la volta del Corriere del Ticino
Corriere del Ticino

Postato da: mmazzi a 17:22 | link | commenti |
h segnalazioni, h interviste, h recensioni

Un Caffè a Kathmandu scontato su IBS.IT

Copertina Un caffè a KathmanduCopertina Un caffè a Kathmandu
ISBN: 88-89243-95-3

Ma come appena uscito ed è già scontato del 20 %? Mah! Che dire...?
Se c'è qualcuno che vuole approfittare...
Basta cliccare sul pulsantino IBS qui sopra.

PS: dopo un'approfondita analisi ho capito il perché. Pare che IBS abbia deciso di mettere tutti i "gialli, horror e noir con sconto 20% fino al 5 giugno". E a questo punto tutto si giustifica, essendo il mio libro in parte anche un giallo.

Postato da: mmazzi a 14:39 | link | commenti |
d libro

 

Eccomi

Blogger: mmazzi
Nome: Manuela Mazzi


Chi sono?

Di certo non sono più adolescente, anche se ad alcuni piace definirmi naif. Sono invece una giornalista, ma non di quelle che diventano famose: non ho intenzione di scendere a certi compromessi. Tuttavia ho intenzione di lottare per continuare a scrivere, a esprimere ciò che ho dentro, a spiegare e raccontare quanto mi va di dire. Ecco il motivo per cui ho deciso di iniziare a scrivere libri... sia mai che in questo modo io riesca finalmente a "parlare al mondo" senza censure di sorta. Il mio nome è Manuela Mazzi.

A metà maggio 2005 è uscito il mio primissimo libro intitolato "L'angelo apprendista", mentre a metà maggio 2006 è stato pubblicato il romanzo "Un caffè a Kathmandu". L'ultimo nato è invece "Un gigolo in doppiopetto" uscito a inizio aprile 2007.

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ATTENZIONE

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NEWS / Informazioni

Chi desidera informazioni in merito al contenuto de "L'angelo apprendista", è pregato di consultare il sito:
www.
angeloapprendista. splinder.com

oppure di prendere contatto direttamente con me via e-mail: Grazie!
E-mail:
angeloapprendista @tiomail.ch
uncaffeakathmandu @tiomail.ch
 

ISBN: 88-89243-31-7


Per la Svizzera: formulario per L'angelo apprendista

Per l'Italia:



In vendita da metà maggio 2006 anche il libro intitolato “Un caffè a Kathmandu”, uscito nella collana "Un libro in aiuto" per le edizioni Progetto Cultura 2003, Roma e già descritto come “un viaggio nel viaggio” dall’attivista fiorentino, Sauro Somigli, che ne ha curato la prefazione. Di fatto, si tratta di un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi. Un libro a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.

 

ISBN: 88-89243-95-3

Per la Svizzera:

formulario per Un caffè a Kathmandu

Per l'Italia:



A inizio aprile 2007 è uscito il mio terzo libro intitolato "Un gigolo in doppiopetto". La confessione-denuncia di un giovane gigolo ticinese al servizio di donne attempate della società bene lombarda, comasca e ticinese in una storia vera. Dalla recensione di Salvatore Feo su TicinoOnLine: "In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese. Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. È il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese".

 

ISBN: 978-88-902810-0-6

Chi desidera acquistare il libro "Un gigolo in doppiopetto" - dalla Svizzera - è invitato a scaricare il seguente formulario:

formulario per Un caffè a Kathmandu

oppure a prendere contatto direttamente con me via e-mail: fuori quindi dalla blogosfera! Grazie. E-mail:
ss@tiomail.ch
photomamaedition@hotmail.com

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