Questo è il blog omonimo
del libro denuncia uscito nel mese di maggio del 2006.
Un romanzo giallo incentrato
sulla situazione precaria dei bambini di strada nepalesi,
con... una sfumatura rosa.
Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà:
il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto
sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu
che opera per difendere i più elementari diritti di bambini, donne e uomini
Per acquisti dall'Italia:
ISBN: 978-88-902810-0-6
Per acquisti dalla Svizzera:
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■■■ LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE ■■■
► CHIARA MARRA INTERVISTA MANUELA MAZZI

1.L'idea del tuo viaggio in Nepal è nata grazie a Sauro Somigli, tuo maestro di karate durante uno stage. Quanto tempo ci è voluto per convincerti a intraprendere questo tuo viaggio che hai compiuto nel 1998?
Meno del tempo necessario per formulare un pensiero. Devi infatti sapere che adoro viaggiare. Ho sempre cercato di non perdere le occasioni che mi si presentavano, soprattutto in quel periodo, sulla scia del principio "Carpe diem". Ritengo che ogni opportunità di ampliare le proprie conoscenze vada presa al balzo, ragion di più se alla base, oltre al viaggio in una terra sconosciuta, vi era la possibilità di fare un'esperienza come quella che ho poi avuto modo di vivere. Per non dilungarmi troppo, quindi, posso dirti che l'iniziativa di partire è venuta da me semplicemente ascoltando i racconti di chi vi era già stato, un paio di telefonate, il biglietto dell'aereo dopo le vaccinazioni del caso e… via! A volte capita proprio di incontrare amicizie che vanno oltre... la rete. Non è la prima volta. In questa splendida blogosfera ho già avuto modo di stringere un’amicizia sincera con Lucia, in arte Nuvola. Oggi mi ritrovo con una nuova amica, Chiara, che si sta prodigando per aiutarmi a sostenere questo progetto. Certo, non è l’unica, ma lei in modo particolare si sta superando. A tal proposito mi ha pure fatto un’intervista che desidero ora riportare qui di seguito con la sua mirata recensione. (che appare anche cliccando su questo link:
Il Nepal in un romanzo rosa a tratti giallo
Un'opinione di
Un caffè a Kathmandu (Manuela Mazzi)
(22 Giugno 2006)
La valutazione:
Vantaggi: un libro finalizzato alla solidarietà per il Nepal grazie alla donazione del 50% del ricavato all'associazione no profit Apeiron Onlus, che opera direttamente a Kathmandu per il recupero degli street children... ma anche un romanzo leggero e divertente
Svantaggi: nessuno
Con Un Caffè A Kathmandu, Manuela Mazzi sceglie il tragitto inconsueto del romanzo per parlare della problematica degli street children nepalesi: se sullo sfondo è la denuncia del degrado in cui versa il Nepal, in primo piano viene fuori l'insolita veste di un appassionante romanzo rosa, che a tratti si tinge di giallo tra misteri e spionaggio.
Ecco dunque il modo più scorrevole per arginare l'enfasi stereotipata di un discorso complesso rendendolo vivo nell'interesse non solo degli addetti al settore, ma anche dei curiosi alla ricerca di un romanzo particolare.
Se Un Caffè A Kathmandu è un romanzo che diverte, appassiona, di certo la sua autrice, la giornalista e fotografa free lance ticinese Manuela Mazzi, non dimentica nemmeno la funzione di sensibilizzazione sociale del suo romanzo: alla base è la sua esperienza autobiografica che l'ha vista protagonista di un viaggio in Nepal intrapreso nel 1998 grazie allo sprono di un suo maestro di karate, Sauro Somigli, attivista e co-fondatore con Silvia Del Conte dell'Associazione Apeiron (www.apeiron-aid.org): un ente ONLUS con sede legale a Firenze, che opera direttamente a Kathmandu prestando aiuto all'integrazione dei bambini di strada autogestendosi e autofinanziandosi grazie ai suoi volontari.
Ovviamente, l'idea di questo romanzo non poteva non sposarsi con la beneficenza: il 50% del ricavato delle vendite di Un Caffè A Kathmandu, infatti, andrà a sostenere proprio il progetto Apeiron ONLUS
►
La
Cosa succede, infatti, se una giovane donna come lei, sempre sulla difensiva e disillusa dall'amore a prima vista incontra due compagni di viaggio come Carlos, l'affascinante cameraman tenebroso e taciturno di origini spagnole e il giornalista estroverso e fin troppo burlone Franck?
Tutto prende piste inaspettate: turisti imbevuti di culti new age taroccati, misteri di scambi sospetti e indagini dei servizi segreti… è un grande marasma di eventi e situazioni a sorpresa, ma che assolutamente non dimenticano lo sguardo essenziale ma deciso sul Nepal e sui suoi problemi: dai bambini al degrado igienico, alla spregiudicatezza truffaldina di occidentali disonesti, fino ai consueti
inconvenienti di salute del "mal di monsone".
► UN CONCLUSIONE
La visione caleidoscopica ed estremamente vicina al lettore, fa di Un Caffè A Kathmandu un ottimo spunto per tracciare senza complicati intellettualismi lo scorcio nepalese di uno Stato con i suoi grandi problemi, ma anche con il suo grande fascino che può anche aprire un nuovo orizzonte nel lettore, che ne dite? Apeiron organizza anche viaggi culturali in Nepal per familiarizzare la cultura di questo paese vivendo a stretto contatto con essa…
Ma se il viaggio vi sembra troppo lungo, Un Caffè A Kathmandu e Manuela Mazzi saranno i vostri compagni di viaggio per un soggiorno immaginario, a tu per tu, con il Nepal sulla scia di un romanzo che si legge tutto d'un fiato!
► CHI E' MANUELA MAZZI
Manuela Mazzi nasce a Locarno (Svizzera) nel 1971.
È giornalista professionista e fotografa, ha scritto per diverse testate della stampa ticinese e ha collaborato in Italia con Il Giornale come corrispondente dalla Svizzera Italiana.
Attualmente lavora nella redazione del settimanale d'approfondimento Azione e produce servizi fotografici in veste di free lance.
Oltre a Un Caffè A Kathmandu, pubblicato nel 2005 con la casa editrice Progetto Cultura
► CONTACTS:
Manuela Mazzi, casella postale 1615
6648 Minusio - Ticino/Svizzera
e-mail: uncaffeakathmandu@tiomail.ch
blog: www.uncaffeakathmandu.splinder.com
Nel prossimo post pubblicherò
il seguito tratto dalla rubrica
■■■ LE INTERVISTE DI GROUDY.BLUE ■■■
► CHIARA MARRA INTERVISTA MANUELA MAZZI
Ringrazio tanto anche Simona Sala che mi ha pubblicato una recensione sul settimanale per cui lavoro: grazie! Ecco di seguito l'articolo apparso settimana scorsa.
Una lettura a favore dei più deboli
di Simona Sala
Kathmandu fa parte di quelle mete cui si va con il pensiero quando si immagina un certo tipo di spiritualità o il trekking d’alta quota. L’approccio di Manuela Mazzi (giornalista locarnese che ha già collaborato per diverse testate ticinesi e italiane, e ora lavora per Azione) con la capitale del Nepal è stato diverso: recatavisi per un’esperienza umanitaria con l’associazione Onlus Apeiron, una mano per il Nepal, durante il suo soggiorno a Kathmandu ha potuto intuire, quando non addirittura vedere con i propri occhi, l’altra faccia della medaglia chiamata turismo. Un business ormai fuori controllo, che non produce dunque solamente ottimi introiti grazie ai soldi lasciati da chi il Nepal lo visita per un ampliamento dei propri orizzonti o per la conquista di una vetta, ma una nuova realtà fatta anche di abusi sugli indigeni più deboli, caratterizzata da quotidiane ingiustizie e dall’assenza totale di quei diritti umani che per noi sono ormai da decenni scontati. L’autrice di Un caffè a Kathmandu (che in passato ha già pubblicato L’angelo apprendista di cui abbiamo riferito su queste pagine) vuole con il suo libro più recente, uscito per i tipi di Progetto Cultura 2003 nella collana «Un libro in aiuto» dare voce proprio a quelli che normalmente non ne hanno, permettendo così in qualche modo di sensibilizzare anche quella parte di universo che non è abituata a chinarsi su questo tipo di problemi, o semplicemente non se la sente di affrontare un problema di cu i il responsabile principale spesso è l’uomo occidentale. La situazione del Nepal non rappresenta certo una novità in questo senso, da anni giungono, infatti, fino a noi notizie di soprusi perpetrati sui bambini nelle Filippine, in Thailandia e recentemente anche in Perù, che però a denunciare questi retroscena, seppur in modo romanzato (come lo definisce l’autrice stessa, si tratta di un romanzo giallo, ma con una sfumatura rosa) e molto piacevole alla lettura, sia proprio una ticinese, rende gli avvenimenti ancora più vicini a noi, alla nostra quotidianità. E l’acquisto del libro di Manuela Mazzi comporta un’azione che va già oltre la semplice riflessione: il 50% del prezzo d i copertina del libro (12 euro, 20 franchi) sarà, infatti, devoluto proprio all’associazione Onlus Apeiron. Un caffè a Kathmandu in Ticino si trova nelle seguenti librerie: nel Locarnese, alla Kon- Tiki e alla libreria Locarnese; nel Bellinzonese alla Diffusione del Sapere; nel Luganese alla libreri a Dietro L’Angolo e alla libreria Il Segnalibro; nel Mendrisiotto, alla Cartolibro AZ.
Essendo trascorse un paio di settimane, mi sento oggi autorizzata a riportare il contenuto dell'articolo apparso su Ticino Management Donna. La redazione gentilmente mi invitò a scrivere in merito alla situazione dei piccoli nepalesi, permettendomi nel contempo di promuovere il libro (vedi box, che però non riporto in quanto il contenuto è già noto). Cenerentole e piccoli prìncipi Basterebbe poco per aiutare Spaccano pietre lungo i fiumi per produrre ghiaia. Raccolgono letame secco dai prati da rivendere ai contadini. Spacciano droga su incarico di protettori. Sniffano colla per resistere alle fatiche. Fanno tappeti lavorando giornate interminabili. Vengono arruolati dai guerriglieri che li costringono ad abbracciare le armi. Mentre le ragazzine si prostituiscono per pochi soldi, tanto che alcuni le hanno ribattezzate le Cenerentole della strada. Altre sono invece più fortunate: seppur ridotte a un forma molto simile alla schiavitù, si trovano al servizio di terrieri o comunque ricchi signori che, in cambio di cibo e un letto, le fanno sgobbare come sguattere. Molte vengono “commercializzate” per scopi sessuali in India e in Tailandia. Quasi tutti fanno l’elemosina. La maggior parte dorme per strada, nei campi o al coperto di qualche cartone. Molti, troppi… muoiono. Un’istantanea per descrivere la realtà dei bambini nepalesi, i cosiddetti bambini di strada che pullulano in città asiatiche come Kathmandu. Cuccioli d’uomo che in parte per necessità, in parte per scelta, in parte forzati si sono ritrovati ad affrontare la vita da soli, tanti già a 4 o 5 anni. Di fronte a una radiografia simile è persino inutile cercare paragoni con la nostra realtà, dove i problemi maggiori tra i giovani, salvo qualche rissa, sono rappresentati dalla marca dei vestiti - se non sono alla moda non sei nessuno – o dal modo di portarli; oppure dall’ultimo film visto, o ancora dal possedere o no un determinato videogame o telefonino. Ma come sempre la ragione dovrebbe stare nel mezzo, e anche noi, volendo, qualcosa potremmo fare per migliorare certe realtà parallele. Sono già stati in molti a denunciare l’esistenza di simili piaghe. Il mondo ne è pieno: sia di situazioni precarie, sia di denuncie. Il problema però è che, nonostante tutto, si tende troppo spesso a semplificare. Così ci si ritrova con la soluzione di ogni dramma a portata di mano: per placare una sorta di senso di colpa che affligge chi generalmente legge di certe ingiustizie, trovandosi dall’altra parte della sponda, si dirà che tuttavia questi bambini sorridono sempre (nda: ma lo fanno solo per cercare di comprarti nel tentativo di ricavare qualche spicciolo) e hanno dei grandi occhioni che t’illuminano di gioia (nda: di fatto dilatati per le droghe). I più intraprendenti invece si buttano nella tanto decantata esperienza dell’adozione a distanza. Laddove però, se non si sta più che attenti si può rischiare di causare più danni che altro (basterà sospendere il contributo – a seconda dell’associazione – per far rimettere il “proprio” bambino per strada!). Altri invece, parlando del Nepal, preferiscono chiudere gli occhi per riaprirli solo sulle grandi catene montuose, sede delle nevi eterne, come se tra l’India, il Tibet e Ed è proprio nel nome della “libertà”, che alcuni di questi cuccioli trovano la morte giornalmente: “ogni giorno 205 bambini perdono la vita! Su 100mila bambini che muoiono al di sotto dei 5 anni il 55 percento è per malnutrizione. Il 60 percento dei ragazzi e l’80 percento delle ragazze non sanno né leggere né scrivere: due nepalesi su tre sono analfabeti. Considerando il fatto che il 52% della popolazione totale (si parla di 23 milioni, anche se sono dati approssimativi in quanto molti, specialmente le donne, non hanno la cittadinanza) sono bambini inferiori ai 18 anni, su una media di 100 bambini, 93 vivono nei villaggi a parecchie ore, fino a giorni interi, di marcia a piedi dalle città, dove invece vivono gli altri 7; 40 appartengono a famiglie molto povere; solo 60 sono ammessi alla scuola, e soltanto 27 completano il primo livello. D’altronde in questo paese il 71% degli abitanti vive in totale povertà e l’80% della popolazione tira a campare grazie all’agricoltura: con 2 dollari un bambino mangia per una settimana. Ogni anno nascono circa 450mila bambini (2.286 ogni giorno - 95 ogni ora); ogni anno ne muoiono 75mila (205 ogni giorno). Ciononostante esiste un solo ospedale per bambini e un pediatra ogni 144mila infanti. Ben 5mila bambini lavorano e vivono per strada, mentre sono 127mila i bambini sfruttati, spesso per meno di 5 dollari al mese. 1.500 ragazzine incinte, su 100mila, muoiono durante il parto e, più precisamente, ogni 2 ore muore una donna nel tentativo di dare alla luce il proprio figlio. Infine, ogni anno tra le 5.000 e le 7.000 donne e bambine vengono portate in India per farle prostituire, mentre è stato verificato che un centinaio di ragazzini sono tenuti prigionieri da adulti. I dati ovviamente peggiorano di anno in anno, nonostante il forte impegno dei tanti volontari”. L’insieme di queste informazioni – che sono riportate nel libro “Un caffè a Kathmandu” (vedi riquadro) – sono state verificate e aggiornate quest’anno direttamente dalla Onlus Apeiron Nepal, un’associazione di volontariato non governativa che opera sul posto per aiutare i cosiddetti bambini di strada. Questa ovviamente vuol essere solo una precisazione per avvalorare il contenuto di questo articolo, fondato su dati di fatto e non puramente su opinioni. Esiste una soluzione? Piuttosto che continuare con la diffusa politica assistenzialistica e clientelare, sarebbe meglio promuovere nuovi modi di fare sviluppo, ad esempio contribuendo alla realizzazione e alla coordinazione di progetti di sostegno e sviluppo rivolti ai membri più deboli della società civile. Il tutto con il proposito di informarli su quei diritti fondamentali che la realtà nepalese - ma non solo lei - fatta di esclusione, marginalità e sfruttamento, non riesce a garantire. In altre parole occorre puntare sull’educazione scolastica e sulla formazione al lavoro per creare membri attivi, formare uomini e donne autonomi e consapevoli delle proprie abilità. Al di là di questo Apeiron invita a investire un po’ di quello spirito caritatevole finanziando con piccoli contributi associazioni serie e mirate, piuttosto che “comperare” un bambino da mantenere a distanza, oppure sperperare spiccioli durante le nostre gite turistiche in terre povere, alimentando questa piaga. Insomma, anche in questo caso si potrebbe parlare di migliorare nell’ambito del cosiddetto “turismo sostenibile”, proprio ora che le vacanze sono alle porte… Ma.Ma.
i bambini di strada nepalesi
In questi giorni sono felicissima perché
è apparso un mio articolo sulla situazione dei bambini
di strada in Nepal con segnalazione del libro sulla rivista
Ticino Management Donna N° 26 - Giugno 2006
che rimarrà in vendita nelle edicole per i prossimi tre mesi.
A tal proposito ringrazio la direttrice del magazine
Elisabetta Sagramoso Calegari.
Di seguito riporto la scansione della copertina
e delle tre pagine contenenti l'articolo. In seguito non
escludo di riportare anche il contenuto,
ma non mi sembra corretto farlo subito.
Ringrazio anche i responsabili dei seguenti siti:
SOTTOCOPERTA
PRODIGIT
TicinoOnLine
QUESTO IL CONTENUTO
Nelle librerie “Un caffè a Kathmandu” della ticinese Manuela Mazzi
Un libro denuncia sul tema dei bambini di strada nepalesi, attraverso un viaggio all'interno di questa terra orientale
LUGANO - È uscito di recente nelle librerie italiane e e in quelle ticinesi un libro dal titolo “Un caffè a Kathmandu”, di Manuela Mazzi, giornalista ticinese che ha lavorato per diverse testate giornalistiche del nostro cantone e per il quotidiano italiano "Il Giornale".
Il libro, pubblicato per le edizioni Progetto Cultura 2003, è un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi, attraverso un viaggio all'interno di questa terra orientale.
Un viaggio che sottolinea le scarse garanzie dei diritti fondamentali dei membri più deboli della società civile, che cerca di stimolare un approccio globale allo sviluppo umano e cerca pure di sostenere un turismo consapevole, sostenibile e alternativo. Ma a catturare l'attenzione del lettore sarà anche la trama del romanzo a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.
Il verdeggiante paesaggio, il clima capeggiato dal monsone e l'inquinamento atmosferico della nazione terra delle nevi eterne, ma anche la svogliatezza, le contraddizioni e la povertà di un popolo che ama la libertà, così come le tradizioni, le convinzioni e un'infinità di particolari che immortalano il Nepal per quello che è oltre alle montagne, è quanto emerge giocoforza tra le righe di «Un caffè a Kathmandu»; un Nepal descritto dall’autrice sulla base di una sua personale esperienza, che l’ha portata nel 1998, proprio sotto l’egida di Apeiron, a vivere per un mese in quella terra lontana, mettendosi a contatto giornalmente con i bambini di strada.
"Lo spunto di scrivere "Un caffè a Kathmandu" è derivato da un'esperienza personale che ho avuto modo di vivere nel 1998, quando mi recai in Nepal - spiega l'autrice - Vi rimasi un mese, all'interno di una spedizione organizzata da un'associazione di volontariato italiana, per constatare la drammatica situazione dei Bambini di strada".
Colpisce la copertina del libro che è al contrario. "La linea editoriale della collana “Un libro in aiuto” - che raccoglie libri di argomento sociale volti a ribaltare i comuni valori ponendo in primo piano l'amore e la solidarietà – ha pensato proprio di accentuare questo ribaltamento sulla copertina, dove campeggia un grande cuore rosso, facendola apparire fatta al contrario" ha spiegato Manuela Mazzi.
Maggiori informazioni sui punti vendita dove è possibile acquistare il libro
La trama
Michela, una fotografa ticinese - nata e vissuta nel cantone svizzero di lingua italiana -, vince un concorso di lavoro internazionale indetto da un'associazione di volontariato non governativa tricolore: partirà, alla volta del Nepal per un mesetto o poco più, con altri due colleghi sconosciuti (Carlos, cameraman spagnolo e Franck, un giornalista inglese residente da anni in Italia, che fungerà da capo-gruppo carismatico). Il loro compito sarà quello di sviluppare un progetto particolare: un filmato-documentario sui “children street”, ovvero sui bambini che vivono per strada. Ed è proprio durante le loro uscite, necessarie per effettuare le riprese e gli scatti fotografici da supporto al progetto, che viene descritta con parecchi dettagli la realtà di questi cuccioli d'uomo, appartenenti spesso alle caste inferiori. Tra gli argomenti trattati viene anche data un'opinione - con un pizzico di tono polemico - sulle adozioni a distanza: sempre più di "moda" in occidente.
Mentre tra gli ultimissimi pubblicati segnalo con gioia il seguente sito:
kultvirtualpress.com
Nel frattempo, oltre a ciò che riguarda i media più classici, ho avuto il sostegno di diversi siti d’informazione su internet, che ringrazio segnalandone i link:
VIAGGIATORI ON LINE
VARESE MAGAZINE
INFO PINO
PIANETA.COM
Grazie a Chiara ho incontrato anche quest'altro sito con la seguente scritta
nel blog Bookcafé:
La goccia di Oceano Mare ,
Un caffè a Kathmandu - Solidarietà per il Nepal
ecco il nouvo libro di Manuela Mazzi 
Per non parlare dei diversi blog che a oggi mi hanno dato la possibilità
di segnalare la notizia. Con mia grande gioia ringrazio anche tutti loro
nella speranza che la lista si allunghi ancora e chiedendo già da ora scusa
a coloro che non ho inserito per svista. Ma attendo vostre segnalazioni!
http://ilparnasoambulante.splinder.com/
http://ilbauledeltutto.splinder.com/
http://bookscorner.splinder.com/
http://blogfriends.splinder.com/
http://benedettaj.splinder.com/
http://squareplaza.blogspot.com/
http://www.magicamela.splinder.com/
http://www.radioalzozero.squarespace.com/
http://ungiornocreddi.splinder.com






Ma come appena uscito ed è già scontato del 20 %? Mah! Che dire...?
Se c'è qualcuno che vuole approfittare...
Basta cliccare sul pulsantino IBS qui sopra.
PS: dopo un'approfondita analisi ho capito il perché. Pare che IBS abbia deciso di mettere tutti i "gialli, horror e noir con sconto 20% fino al 5 giugno". E a questo punto tutto si giustifica, essendo il mio libro in parte anche un giallo.
a librerie in ticino
aaa ordinazioni
b tema e trama
c copertine
d apeiron
d libro
e diversi
f altri libri
g fiere letterarie
h interviste
h presentazione
h recensioni
h segnalazioni

Nome: Manuela Mazzi
Chi sono?
Di certo non sono più adolescente, anche se ad alcuni piace definirmi naif. Sono invece una giornalista, ma non di quelle che diventano famose: non ho intenzione di scendere a certi compromessi. Tuttavia ho intenzione di lottare per continuare a scrivere, a esprimere ciò che ho dentro, a spiegare e raccontare quanto mi va di dire. Ecco il motivo per cui ho deciso di iniziare a scrivere libri... sia mai che in questo modo io riesca finalmente a "parlare al mondo" senza censure di sorta. Il mio nome è Manuela Mazzi.
A metà maggio 2005 è uscito il mio primissimo libro intitolato "L'angelo apprendista", mentre a metà maggio 2006 è stato pubblicato il romanzo "Un caffè a Kathmandu". L'ultimo nato è invece "Un gigolo in doppiopetto" uscito a inizio aprile 2007.
***L'ANGELO APPRENDISTA - IL LIBRO
***Libri Oltre La Trama
***MA.MA. IOBLOGGO
***Manuela Mazzi, sito
***PHOTO MA.MA.
***Progetto cultura 2003
***UN GIGOLO IN DOPPIOPETTO
Alessandro Maiucchi
APEIRON
Elio del Biaggio
Fed.Karate CH
giorno per giorno
Groudy.Blue
Il vizio di leggere
Inrete.ch
Karate - Bushi No Te
Katalgato
La caverna
Lavelle
Libri e Film
Manuale di Mari
Meditare.it
Open Space
Pensierofilia Arts
Pianeta.com
Radio Antenna Fondi
Randy Nucera
Randy Production
Remo Bassini - Appunti
Solaris
Solo notizie
Spaghi d'Autore
Tutti i Siti
Un fotografo in moto
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Chi desidera
informazioni in merito
al contenuto
de "L'angelo apprendista",
è pregato di consultare
il sito:
www.
angeloapprendista.
splinder.com
oppure di prendere contatto
direttamente con me
via e-mail: Grazie!
E-mail:
angeloapprendista
@tiomail.ch
uncaffeakathmandu
@tiomail.ch
ISBN: 88-89243-31-7
Per la Svizzera:
Per l'Italia:
In vendita da metà maggio 2006 anche il libro intitolato “Un caffè a Kathmandu”, uscito nella collana "Un libro in aiuto" per le edizioni Progetto Cultura 2003, Roma e già descritto come “un viaggio nel viaggio” dall’attivista fiorentino, Sauro Somigli, che ne ha curato la prefazione. Di fatto, si tratta di un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi. Un libro a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.
ISBN: 88-89243-95-3
Per la Svizzera:
Per l'Italia:
A inizio aprile 2007 è uscito il mio terzo libro intitolato "Un gigolo in doppiopetto".
La confessione-denuncia di un giovane gigolo ticinese
al servizio di donne attempate della società bene lombarda, comasca e ticinese in una storia vera.
Dalla recensione di Salvatore Feo su TicinoOnLine: "In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese.
Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. È il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese".
ISBN: 978-88-902810-0-6
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"Un gigolo in doppiopetto"
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